Coronavirus, immunità dopo il contagio? Secondo un nuovo studio si perde dopo poche settimane

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:35

Uno studio del King’s College di Londra smentisce l’ipotesi di immunità al virus una volta contratto: la malattia potrebbe ritornare come un comune raffreddore

Continuano gli studi sul coronavirus, dai quali emergono nuovi dettagli sulla malattia che ha messo in ginocchio il mondo intero. Secondo un nuovo studio, condotto dal King’s College di Londra, l’ipotesi iniziale che i pazienti che quest’anno hanno contratto il Covid-19 sarebbero immuni ad nuovo contagio, si è rivelata falsa, andando in particolare a smantellare la credenza per la quale infettarsi vuol dire contribuire ad un’immunità di gregge.

L’immunità al coronavirus durerebbe poche settimane

Nello studio è stata analizzata la risposta immunitaria di un campione di oltre 90 pazienti ed operatori contagiati. I ricercatori hanno rivelato che i livelli di anticorpi in grado di distruggere il virus hanno raggiunto il picco massimo all’incirca 3 settimane dopo l’insorgenza di sintomi, per poi diminuire drasticamente nelle settimane seguenti.  

Secondo quanto emerso dai risultati delle analisi del sangue, mentre il 60% dei pazienti è stato in grado di “creare” una forte risposta immunitaria attraverso gli anticorpi nel culmine della battaglia contro il virus, solo il 17% ha conservato lo stesso livello di anticorpi nel sangue tre mesi dopo. In alcuni pazienti i livelli erano diminuiti così tanto da non essere rilevabili nelle analisi. 

Complessa l’ipotesi di realizzare un vaccino duraturo

Secondo la Dott.ssa Katie Doores, autrice principale della ricerca, questo studio potrebbe mettere in crisi le informazioni ottenute fino ad oggi per la creazione del vaccino, che potrebbe essere molto più difficile del previsto: “se l’infezione ti dà livelli di anticorpi che calano in due o tre mesi, il vaccino potenzialmente farà la stessa cosa”. Questa ricerca è la prima in tutto il mondo ad aver monitorato dopo 3 mesi i livelli di anticorpi nei pazienti e negli operatori stranieri che quest’anno sono risultati positivi al Covid-19. Il professor Stuart Neil, coautore dello studio, ha dichiarato: “Una cosa che sappiamo di questi coronavirus è che le persone possono essere soggette ad una reinfezione abbastanza spesso. Ciò significa che l’immunità protettiva che generano le persone non possa durare molto a lungo. Sembra dunque che Sars-Cov-2, il virus che causa Covid-19, potrebbe rientrare all’interno di questo schema”. 

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