Navi “Fantasma” con scheletri a bordo emergono nei pressi del Giappone: sotto accusa la Cina

Il recente incremento di navi “fantasma” trovate a largo del Giappone, getta nuove ombre sulla gestione della pesca in Cina.

I dati sul ritrovamento di vascelli distrutti a largo del Giappone negli ultimi anni è inquietante. Secondo quanto riporta ‘Nbc News‘, infatti sarebbero almeno 150 le imbarcazioni distrutte trovate nell’ultimo anno e addirittura 600 negli ultimi cinque anni. Questo inquietante fenomeno ha portato alla morte di numerosi pescatori nord coreani, alcuni dei quali sono stati trovati in stato di decomposizione avanzata a bordo dei relitti.

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Le navi sono più che altro delle piccole imbarcazioni da pesca adatte a navigare non troppo distanti dalla costa. Sfidando il mare aperto con dei mezzi inadatti a sopportare le forti correnti dell’oceano, i pescatori rischiano la propria vita ad ogni viaggio. Le autorità giapponesi, che negli ultimi anni hanno salvato una cinquantina di pescatori destinati ad una terrificante morte, hanno cercato di capire il perché si spingano così distanti dalla zona di mare del proprio Paese, ma questi hanno preferito mantenere il silenzio e chiesto di essere mandati in Corea del Nord.

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Navi fantasma distrutte a largo del Giappone, in che modo è implicata la Cina?

Secondo quanto emerso da un report, la Cina sarebbe stato il primo Paese che ha permesso ai pescherecci non registrati di oltrepassare il confine e andare a pescare a largo della Corea del Nord. L’ingente quantitativo di pescatori nella zona ha portato ad una carenza di calamari e costretto i pescatori coreani a superare i confini a loro volta. Pare inoltre che lo stesso regime nord coreano abbia spinto i pescatori oltre confine allo scopo di contrastare la carenza di pesce nelle proprie acque.

Secondo i dati condivisi sul ‘Science Advances‘ dal gruppo ambientalista GFW, circa 900 imbarcazioni cinesi hanno pescato nei mari della Corea del Nord nel 2017 e 700 nel 2018. Attraverso questa azione illegale, in evidente contrasto con le normative delle Nazioni Unite, sono state pescate 160 mila tonnellate di calamari in due anni. Questo avrebbe ridotto la popolazione di molluschi di circa il 70% e generato per il mercato cinese un introito di circa 380 milioni di euro.