Scoperta la chiave per sopravvivere su Marte: è un fungo nero nel reattore di Chernobyl

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:24

la chiave per i viaggi su marteStraordinario quanto scoperto nel reattore di Chernobyl: si tratta di un fungo in grado di assorbire le radiazioni. Potrebbe rappresentare la chiave per sopravvivere sul Pianeta Rosso

Scoperta a dir poco straordinaria quella fatta nientemeno che all’interno del arcinoto reattore nucleare di Chernobyl, completamente distrutto nell’altrettanto noto disastro del 1986. Qui, come scoperto dagli scienziati, si sarebbe sviluppato un fungo in grado di proteggere dalle radiazioni e che, anche se per ora si tratta solo di ipotesi, potrebbe rappresentare la chiave per sopravvivere in futuro su Marte. Il pianeta rosso non è infatti ad oggi accessibile dall’uomo per via del livello di radioattività estremamente elevato. Ma grazie alla scoperta di un team di ricercatori dell’università di Stanford e già testata sulla Stazione Spaziale Internazionale, le cose potrebbero presto cambiare.

Si tratta di un fungo nero dello spessore di 21 centimetri

Come riportato dal Daily Mail i dettagli della scoperta sono stati descritti su New Scientist: quello individuato sarebbe un fungo dello spessore di 21 centimetri in grado di “negare ampiamente l’equivalente dose annuale dell’ambiente di radiazione sulla superficie di Marte“, come sottolineato da Nils Averesch dell’università di Stanford a New Scientist. “Ciò che rende fantastico il fungo è che hai solo bisogno di pochi grammi per iniziare”. Già nel 1991 vennero scoperte le prime tracce di questo fungo nero, comparso sulle pareti del reattore cinque anni dopo l’esplosione. Le ulteriori scoperte hanno permesso di accertare che non solo è in grado di auto-replicarsi ma anche di auto-guarire. Qualora un bagliore solare dovesse danneggiare lo schermo radioattivo, dunque, esso sarebbe in grado di riformarsi nell’arco di pochi giorni. L’esperto ha infatti ricordato: “È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale e potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”.

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