Proteste contro il governo golpista in Thailandia, il criceto “Hamtaro” è il nuovo simbolo della lotta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Chiedono lo scioglimento del Parlamento, una nuova costituzione e vogliono avere notizie riguardo i dissidenti scomparsi dal nulla negli scorsi mesi

“Il cibo più delizioso sono i soldi dei contribuenti”: a cantare questo slogan, ovvero la sigla modificata del cartone animato Hamtaro, sono i manifestanti di “Gioventù libera”, il movimento thailandese di protesta anti governativa. Simbolo del corteo il piccolo criceto di nome Hamtaro, protagonista di una serie di manga giapponesi. Ai membri del movimento si sono associati gli attivisti thailandesi Lgbt, che negli scorsi giorni hanno organizzato un incontro davanti al Monumento alla Democrazia chiedendo le dimissioni del premier Prayut e il diritto al matrimonio gay.

Hamtaro in Thailandia contro parlamento e corruzione

Sono varie le questioni sollevate dal movimento di protesta, che è riuscito a radunare domenica scorsa duemila persone a Bangkok: numeri del genere in strada non si vedevano dai giorni in cui venne organizzato il colpo di stato nel 2014. La forte crisi economica e la corruzione dilagante sono solo i temi principali portati avanti dalla gioventù libera, che oltre a gridare lo slogan di “sciogli il Parlamento! sciogli il Parlamento!”, intonavano canzoni rap come “Get out!”, ovvero “andatevene”, riferito al governo thailandese. Fra i simboli e gli slogan del movimento in tanti sono stati visti fare il saluto di Hunger games, ovvero tre dita della mano destra alzate, il gesto che in Thailandia in passato provocò una serie di denunce ed arresti.

Nel Paese lo scenario politico è particolarmente complesso a seguito del colpo di Stato: il Senato, attualmente composto da figure legate a doppio filo con l’ex giunta golpista, è bersaglio della protesta assieme all’altra camera, di cui i “giovani liberi” chiedono la dissoluzione; un’altra richiesta dei manifestanti è quella del cambio della Costituzione, approvata attraverso un referendum contestato e scritta dalla giunta militare.

Resta ancora aperta la questione dei dissidenti scomparsi, di cui i manifestanti del movimento vogliono conoscere le sorti, come l’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, buttato a forza in un furgone in Cambogia e mai più rivisto, o di Wanchalearm Satsaksit, 37enne membro delle “Camicie rosse”, o di altri ancora che o sono stati costretti all’esilio o uccisi, come la vicenda che vide i corpi di due attivisti emergere dal fondo del Mekong sebbene fossero imbottiti di cemento.

 

 

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