La storia di Zakaria Ismaini, il serial killer che ha ucciso Anna Maria Stellato e almeno altre due persone

Scopriamo qual è la storia di Zakaria Ismaini, il 36enne marocchino accusato dell’omicidio di Anna Maria Stellato e di altre due persone.

La figura di Zakaria Ismaini emerge a livello nazionale dopo il ritrovamento del cadavere di Anna Maria Stellato. La 24enne ligure viene ritrovata priva di vita in acqua ed inizialmente si pensa che possa essere annegata in seguito ad un malore. Tuttavia nel corso delle indagini si scopre che il primo a vedere il cadavere della ragazza è proprio il marocchino. Questo, invece di chiamare i soccorsi, prende la borsa di Anna Maria e scappa.

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Divenuto il sospettato principale per l’omicidio della giovane ligure, Zakaria nega di essere coinvolto nella morte della ragazza. Sostiene di aver visto il cadavere, di essersi spaventato e di essere fuggito con la borsa. La sua versione non convince gli inquirenti, anche perché nel contempo emergono dei casi di morte che lo vedono come filo conduttore. Il giovane, infatti, si trova vicino la casa di Cosimo Mastrogiovanni, pensionato di 67 anni bruciato vivo, il 10 novembre del 2014. Viene anche visto in compagnia di Letizia Consoli, vedova 50enne di Catania uccisa con un colpo in testa e gettata in mare.

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La condanna all’ergastolo di carcere per Zakaria Ismaini

Ciò che ha permesso agli investigatori di collegare l’assassino seriale alle sue vittime era il suo modus operandi. Zakaria Ismaini, infatti, era solito avvicinare le persone più deboli al fine di conquistare la loro fiducia e poi ucciderle. Ma ciò che più di tutto ne ha permesso l’individuazione era il tentativo di crearsi un alibi. Dopo aver ucciso le vittime, infatti, l’uomo si prendeva il loro numero di telefono ed effettuava alcune chiamate nei giorni successivi. L’obiettivo era quello di sviare le indagini, facendo credere che non fosse a conoscenza della morte delle sue vittime. Ismaini è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Anna Maria Stellato, e all’ergastolo per quelli di Cosimo Mastrogiovanni e Letizia Consoli.