Compie 100 anni Franca Valeri, ‘la signora Cecioni” che ha reso uno spaccato degli italiani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:59

Franca Valeri compie 100 anni

Compie oggi 100 anni Franca Valeri, signora della comicità italiana. Di lei molti ricorderanno i suoi personaggi televisivi, ma c’è molto che non sapete ancora.

Franca Valeri ha dato vita a dei personaggi entrati nella storia della televisione italiana. Molti ricorderanno la Sora Cecioni, la signorina snob o Cesira la Manicure. Personaggi ingenui, ciarloni, ritratto di una borghesia ipocrita, ideati con ingegno e scaltrezza.

I più giovani la conosceranno invece per la sit-com Norma e Felice accanto al comico Gino Bramieri , o per la serie TV ‘Caro Maestro’ dove impersonava il ruolo della bidella.

Ma Franca Valeri ha dato vita a molti ruoli, non solamente sul piccolo schermo. Esordì nel teatro, interpretando una giovane ebrea innamorata del rabbino in opera scritta e diretta da Alessandro Fersen (1947). Al tempo era ancora Franca Norsa, e solo dopo scelse come nome d’arte Franca Valeri, in onore di Paul Valéry. Da allora la sua carriera è stata inarrestabile, portandola anche alla regia del palcoscenico. Appassionata di lirica, la Valeri si è dedicata anche all’opera oltre che alla prosa.

Sul grande schermo la Valeri è stata diretta da registi del calibro di Dino Risi, Mario Monicelli, Vittorio De Sica e Federico Fellini, entrando a far parte, con merito, della nostra storia del cinema.

La vita -intensa- di Franca Valeri

Se di lei conosciamo bene i suoi personaggi, altrettanto non si può dire della sua vita privata o della sua carriera, vastissima e non limitata sono alla recitazione.

Forte ed indipendente, crea la sua carriera di attrice nonostante lo scetticismo del padre ingegnere. In occasione dell’evento ‘L’eredità delle donne’, per un intervista a iodonna.it, Franca Valeri ricordò quando l’anno precedente, nell’ambito dello stesso festival, il sindaco di Firenze le consegnò le chiavi della città.

Raccontò di come la felicità più grande le fosse venuta dal teatro: “Ero una gigiona, l’applauso mi appagava completamente. Una specie di estasi. No, non mi sono mai chiesta le ragioni “psicoanalitiche”…. Si trattava di un dato di fatto. Avevo un attitudine alla gioia: sapevo cogliere gli attimi (la felicità è latente, sta negli attimi): E sapevo di chi circondami, chi mi andava a genio”.

Un attitudine che ha saputo conservare nonostante una giovinezza interrotta dalle leggi razziali, di cui è rimasta vittima. Figlia di padre ebreo e di madre cattolica in una ortoprassi che si tramanda per via matrilineare, Franca Valeri non è ebrea, ma subì comunque le persecuzioni razziali che le impedrono di frequentare la scuola e il teatro. Riuscì comunque a dare l’esame da privatista in un altro istituto, “sperando che non se ne accorgessero. Non se ne accorsero. L’Italia è sempre stata un po’ inefficiente”.

Suo padre e suo fratello furono costretti a rifugiarsi in Svizzera per sfuggire ai rastrellamenti, mentre grazie ad una carta di identità falsa lei riesce a restare a Milano, con la madre, cambiando casa e tornando in Via Mozart “per dare da mangiare ai gatti”. Da quella casa vide portare via i suoi vicini, catturati dai tedeschi.

Andò a guardare i cadaveri di Mussolini e della Petacci a Piazzale Loreto: “Volevo vedere se era davvero morto” racconta. Oggi porta al collo una Stella di Davide che la figlia adottiva e cantante lirica, Stefania Bonfardelli, le ha portato da Gerusalemme.

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