Coronavirus, Zangrillo: “Rifiuto la definizione di negazionista. La situazione clinica oggi è diversa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:53

Zangrillo

Repetita iuvant.

E così Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione all’Irccs San Raffaele di Milano e prorettore dell’Università Vita-Salute di Milano, è tornato sulle polemiche di questi giorni, parlando ai giornalisti di Repubblica:

“Bisogna dare indicazioni chiare e autorevoli: non è vero che il virus non esiste più, io non l’ho mai detto così come non ho detto che è mutato. Ho però affermato, e lo sostengo ancora perché questa affermazione si basa sull’osservazione e la cura diretta dei pazienti, che la situazione clinica oggi è diversa“.

E così, sull’etichetta di “negazionista”, Zangrillo è stato perentorio: “Dire che il virus oggi non sta producendo una malattia clinicamente significativa non vuol dire affatto negare l’esistenza del Sars-Cov-2. Rifiuto in tutti i modi la definizione di negazionista”.

Zangrillo ha quindi rivendicato il fatto di avere avuto a che fare in prima persona con positivi al coronavirus – a differenza di  altri che si sono esposti solo davanti al piccolo schermo: “Io a differenza di alcune nuove ‘star’ televisive, ho curato davvero i pazienti. Sin dal primo giorno. Sono stato tra i primi ad andare nella zona rossa per aiutare i colleghi di Lodi. Qui al San Raffaele abbiamo dedicato ai pazienti positivi a Covid cinque terapie intensive, dove abbiamo assistito 130 malati gravi. E abbiamo prestato cure anche a 1.300 malati, con sintomatologia medio-grave, ricoverati in altri reparti”.

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