Cos’è il catcalling, la violenza verbale subita per strada dall’84% delle donne

Fischi, volgarità e complimenti non richiesti: sono tantissime le donne a cui, leggendo questi termini, torneranno in mente molti episodi del genere vissuti per strada. Si chiama catcalling, e quasi tutta la popolazione italiana femminile, ma non solo, l’ha subita almeno una volta nella sua vita 

Cos’è il catcalling e perché questa violenza viene sminuita

I dati parlano chiaro, anche fin troppo: l’84% delle donne ha subito almeno una volta molestie in strada. Per indicare con precisione alcune forme di violenza verbale, dall’America arriva il termine “catcalling”, con il quale si usa indicare fischi, commenti e apprezzamenti volgari che gli uomini per strada rivolgono nei confronti delle donne. Un fenomeno a dir poco diffuso, vissuto da donne di ogni età e provenienza sociale.

Colpevolizzare la vittima e sminuire l’atto di violenza sono i paradigmi del catcalling

Il vero problema sorge, però, quando l’atteggiamento nei confronti di questo fenomeno è quello del laissez faire, ovvero quello di sminuire e ridurre questa forma di violenza a semplici apprezzamenti, etichettando come problematiche e femministe pazze le donne che, sempre a detta degli uomini, non riescono ad “apprezzare i complimenti“, perpetrando una nuova violenza verbale ed andando ad ignorare l’impatto emotivo che ogni donna subisce, ma non solo: ciò che viene ignorata è la paura che, rispondendo a quelle considerazioni non volute o comunque ignorandole, possano verificarsi gravi ritorsioni per la vittima.

L’impatto emotivo del fenomeno: una vera e propria epidemia globale

Una violenza che si somma ad un’altra violenza: a confermarlo è l’indagine condotta dal gruppo statunitense anti violenze “Hollaback! in collaborazione con la Cornell University sui cambiamenti di comportamento e l’impatto emotivo subito dalle vittime a seguito del catcalling; secondo lo studio, che ha coinvolto 22 paesi, l’84% delle donne intervistate (16.600) ha subito prima dei 17 anni molestie stradali. Qui sono stati pubblicati i dati italiani.

L’impatto emotivo fortemente negativo ha accomunato tutte le intervistate: secondo i dati elaborati dal gruppo di ricerca, sono rabbia, depressione, bassa autostima e umiliazione i sentimenti che derivano dall’essere molestate verbalmente per strada. A questo bisogna inevitabilmente aggiungere il sentimento di paura che pervade una ragazza quando, camminando per strada da sola, magari di sera, viene etichettata volgarmente da un gruppo di ragazzi. Fra le conseguenze vi sono anche la decisione di cambiare stile di abbigliamento, di tornare a casa entro un certo orario e non socializzare con altre persone. 

Conseguenze a dir poco gravissime, che la vicedirettrice di “Hollaback!”, Debjani Roy, ha definito una sorta di “epidemia globale”. 

La difficoltà di arginare un fenomeno non riconosciuto dalla legge come violenza

Al disagio di non riuscire neanche a raccontare questi episodi, si aggiunge per le donne l’impossibilità di segnalarli alle forze dell’ordine, non essendo riconosciuti come reato. Dove non è arrivata la legge, però, sta provando ad arrivare l’attivismo: nel 2018 è stata aperta a Milano la prima pagina instagram di “Catcall of Mi”, la versione italiana del movimento “catcalls of Nyc” creata da Sophie Sandberg, una giovane studentessa newyorkese che ha deciso di raccogliere sulla sua pagina instagram le testimonianze anonime di ragazze vittime di catcalling e di trascriverle sull’asfalto con dei gessetti colorati nelle vie in cui quelle frasi sono state pronunciate, raccolte sotto l’hashtag #StopStreetHarassment.

L’esempio francese: la legge sulla violenza sessuale e di genere e i suoi limiti

In Francia nel 2018 è stata promulgata e approvata una legge contro le molestie da strada, proposta dalla ministra per le Pari Opportunità Marlène Schiappa, con il fine di limitare, contrastare e prevenire i comportamenti sessuali e sessisti che ledono la dignità di una persona e che danno luogo a situazioni intimidatorie, offensive o ostili. A neanche due anni dall’approvazione della legge, sono più di 700 le multe che hanno sanzionato episodi di violenza da strada. Se si analizza questo dato, tuttavia, esso è estremamente contenuto rispetto alle effettive molestie inflitte, e questo deriva da un cavillo della legge che la rende molto debole, ovvero il fatto che la molestia, per essere denunciata, deve avvenire in presenza delle forze dell’ordine che devono intervenire sul posto subito. 

ministra per le Pari Opportunità Marlène Schiappa

Quando alle violenze verbali seguono quelle fisiche: i dati istat sulla violenza in Italia e la sua considerazione sociale

Secondo una ricerca Istat risalente al 2018, in Italia sono 15,9% le donne che hanno subito molestie con contatto fisico (ovvero accarezzate o baciate contro la loro volontà) e 3,6% gli uomini. A questo dato bisogna aggiungerne un altro: sempre secondo un report Istat del 2018 sugli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagina sociale della violenza, il 39,3 percento degli italiani ritiene che una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Un grave aspetto di questo fenomeno si manifesta quando, alle violenze verbali e alle eventuali reazioni/non reazioni delle vittime, seguono quelle fisiche; caso paradigmatico è stato quello di Ruth George, la studentessa 19enne aggredita sessualmente e strangolata nel campus universitario a Chicago da uno sconosciuto che la stava seguendo. La sua unica colpa? Quella di ignorare le avances dell’aggressore, il ventiseienne Donald Thurman, che ha confessato di averla uccisa in preda alla rabbia derivante dal rifiuto della studentessa di parlare con lui.

La studentessa Ruth George e il suo omicida Donald Thurman