Le Comunità montane in Sicilia: un colpo di reni della classe politica regionale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:56

Gangi e l'Etna

Di tanto in tanto la Regione Sicilia dimostra lungimiranza nelle scelte politiche adottate, ponendosi come modello per gli interventi legislativi di altre Regioni.

L’Assemblea Regionale ha approvato all’unanimità, grazie al voto di tutti i 55 deputati presenti, il disegno di legge-voto recante disposizioni concernenti l’istituzione delle «Zone Franche Montane» in Sicilia: l’ultima parola spetta adesso al legislatore nazionale ed alla Commissione paritetica Stato-Regioni, insediatasi nel dicembre 2019 per l’attuazione delle norme statutarie regionali.

Il nuovo provvedimento individua come zone franche montane ambiti territoriali particolarmente svantaggiati, quei territori comunali con oltre il 50% della superficie totale posto a 500 metri sul livello del mare e con una popolazione residente inferiore a 15 mila abitanti, e che presentano nuclei storicizzati, ma con evidenti fenomeni di calo demografico.
Per tali aree è introdotto un regime di benefici consistenti in esenzioni fiscali e sgravi contributivi, sia per i nuclei familiari che per le piccole e le microimprese, che hanno sede all’interno del sistema di lavoro in cui ricade la zona franca montana.

Il modello delle zone franche montane nasce sulla base dell’esperienza francese, nel 1996, delle «Zone Franche Urbane», con lo scopo di favorire lo sviluppo e la valorizzazione di quartieri ed aree urbane caratterizzate da fenomeni di particolare degrado economico, oltreché a forte esclusione sociale.

In Italia le ZFU sono state istituite con la Legge Finanziaria del 2007, per promuovere lo sviluppo ed il recupero urbano di aree e quartieri degradati localizzati all’interno dell’Obiettivo Convergenza (ossia Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), con particolare attenzione al centro storico di Napoli ed ai territori teatro di calamità naturali.
All’individuazione ed alla perimetrazione di tali aree sulla base di parametri socio-economici, ed alla definizione dei criteri per l’allocazione delle risorse, provvede il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), su proposta del Ministero dello Sviluppo Economico, sentite le Regioni interessate. Alle ZFU sono destinate misure di agevolazioni fiscali e previdenziali (esenzione dalle imposte sui redditi; esenzione dall’IRAP; esenzione dall’imposta municipale propria; esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente), finalizzate all’aumento della capacità imprenditoriale ed occupazionale nelle piccole e piccolissime imprese del tessuto produttivo del Mezzogiorno.
Nel 2009 è stata istituita la prima zona franca presso il Comune di L’Aquila, comprendente i territori colpiti dal sisma dell’aprile dello stesso anno; quindi, nel 2013 la ZFU Carbonia-Iglesias, nell’ambito dell’Accordo di Programma denominato «Piano Sulcis»; nel 2014, in Calabria, le ZFU di Corigliano Calabro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia; sempre nel 2014, in Campania, le ZFU di Aversa, Benevento, Casoria, Mondragone, Napoli, Portici, San Giuseppe Vesuviano e Torre Annunziata; ancora nel 2014, in Puglia, le ZFU di Andria, Barletta, Foggia, Lecce, Lucera, Manduria, Manfredonia, Molfetta, San Severo, Santeramo in Colle e Taranto; e in Sicilia, le ZFU di Acicatena, Acireale, Bagheria, Barcellona Pozzo di Gotto, Castelvetrano, Catania, Enna, Erice, Gela, Giarre, Lampedusa e Linosa, Messina, Palermo (Brancaccio e porto), Sciacca, Termini Imerese, Trapani e Vittoria. Nel 2015, l’istituzione, in Emilia, delle ZFU nei territori colpiti dal sisma del 2012 e dall’alluvione del 2014, ovvero nei Comuni di Bastiglia, Bomporto, Camposanto, Carpi, Cavezzo, Cento, Concordia sulla Secchia, Crevalcore, Finale Emilia, Medolla, Mirabello, Mirandola, Modena, Novi di Modena, Poggio Renatico, Reggiolo, S. Possidonio, San Felice sul Panaro, San Prospero e Sant’Agostino; nel 2016, con la Legge di Stabilità, è stata istituita la ZFU della Lombardia, comprendente i centri storici colpiti dal sisma del 2012, ovvero i Comuni di San Giacomo delle Segnate, Quingentole, San Giovanni del Dosso, Quistello, San Benedetto Po, Moglia, Gonzaga, Poggio Rusco e Suzzara; la Circolare del MISE del 9 aprile 2018 ha stabilito i termini per nuove ZFU, non comprese nell’obiettivo Convergenza, ossia i Comuni di Pescara, Matera, Velletri, Sora, Ventimiglia, Campobasso, Cagliari, Quartu Sant’Elena e Massa-Carrara; infine, nel 2019, a seguito del crollo di un tratto del viadotto dell’Autostrada A10, cd. «ponte Morandi», è stata istituita la ZFU nel territorio della città metropolitana di Genova.

Il Governo ha stanziato fondi (nella misura di decine di milioni di euro) per il finanziamento di tali misure, nella speranza che questi interventi di public policy siano utilizzati dai territori interessati, perché spesso la disinformazione è la peggior nemica dello sviluppo.

antonio maria ligresti

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