Chiamano una birra con una parola che significa “peli pubici” in maori: la gaffe di una birreria canadese

La birra chiamata peli pubici

Un birrificio con sede nel Canada occidentale è stato costretto a scusarsi per aver involontariamente chiamato una birra con una parola Maori che significa peli pubici.

La Hell’s Basement Brewery di Alberta ha iniziato a commercializzare lo scorso anno Huruhuru, una birra artigianale neozelandese: la scelta del nome era legata al fatto che per i piani alti del birrificio Huruhuru significasse “pelliccia”.

Ma Te Hamua Nikora, un maori che vive in Nuova Zelanda, ex personaggio televisivo, ha scritto su Facebook circa una settimana fa:

“Sì, ​​lo so. huruhuru significa piuma, pelliccia e persino capelli della testa. Lo so. Ma è più comunemente usato come peli delle parti intime di una persona”.

La gaffe ha accomunato il birrificio canadese e un negozio di pelletteria a Wellington, in Nuova Zelanda, che si è battezzato con lo stesso nome: Nikora dal canto suo ha contattato sia il negozio che il birrificio informandoli dell’errore e chiedendogli di non utilizzare la loro lingua per promuovere i propri prodotti.

“Se vendi pelle, chiamala pelle, non chiamarla peli pubici a meno che tu non venda peli pubici e non chiami peli pubici una birra a meno che non la produci con peli pubici”, ha dichiarto l’esponete della comunità maori.

Entrambe le società si sono scusate dopo essere state accusate di appropriazione culturale.

Il co-fondatore del birrificio ha dichiarato a RNZ: “Non ci siamo resi conto che avremmo potuto offendere attraverso la nostra interpretazione artistica e, data la risposta, tenteremo di fare meglio in futuro. Ci scusiamo con coloro che si sentono mancati di rispetto. Inoltre, non pensiamo che i peli pubici siano vergognosi, anche se ammettiamo che potrebbe non andare bene come brand di una birra”.

Il negozio di pelletteria ha dichiarato attraverso un portavoce che la società avevo ottenuto l’approvazione per il nome dal comitato consultivo maori dell’Ufficio per la proprietà intellettuale e che, ad ogni modo, non hanno abbastanza soldi per pensare a un rebranding.