Vitamina D e Covid-19: ecco perché gli anziani si ammalano di più

Un gruppo di ricerca dell’Università di Bari “Aldo Moro” ha scoperto che l’ipovitaminosi D, cioè la presenza di bassi livelli di vitamina D, è correlata allo sviluppo di sintomi gravi del Covid-19. Minori sono i livelli dei vitamina, più alta è la probabilità di morte

covid e vitamina d

Uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Journal of Endocrinological Investigation ha analizzato la possibilità che la carenza di vitamina D possa essere correlata a prognosi infausta in pazienti affetti da insufficienza respiratoria acuta dovuta a Covid-19. Lo studio, di tipo osservazionale, ha evidenziato che la vitamina D può essere determinante nel proteggere i pazienti infetti nello sviluppare sintomi particolarmente gravi e che anche le possibilità di sopravvivenza diminuiscono nei pazienti con grave insufficienza

Una ricerca tutta italiana

Il gruppo di ricerca guidato dal Dottor Carpagnano ha esaminato i livelli di vitamina  D nei pazienti ricoverati nell’unità di terapia sub-intensiva dell’università di Bari tra l’11 Marzo e il 30 Aprile; nell’81% dei casi è stata riscontrata ipovitaminosi, più o meno grave in maniera indipendente dall’età dei pazienti o da eventuali malattie pregresse. Gli scienziati hanno analizzato anche la percentuale di mortalità,  che tra i pazienti con insufficienza classificata “grave” è stata del 50% contro il 5% di quelli con livelli di vitamina normali.

Carenza di vitamina D: un fenomeno molto comune

L’insufficienza di vitamina D è una condizione molto diffusa, soprattutto nella popolazione anziana, e alcuni studi hanno dimostrato come nel Sud dell’Europa questa condizione è ancora maggiore che nei paesi del Nord. Sebbene piccole quantità di vitamina D possano essere assunte con la dieta, la maggior parte vene “costruita” dalle nostre cellule quando esposte al sole. Non a caso le persone anziane, che tendono ad uscire poco di casa, sviluppano più di frequente questa condizione. La correzione dei livelli di vitamina D avviene essenzialmente per via farmacologica, somministrando opportuni integratori.

L’ipovitaminosi D potrebbe spiegare alcuni elementi finora misteriosi circa la circolazione del virus e le diverse percentuali di malati gravi nel mondo e tra le diverse fasce di età.