Vitamina D e Covid-19: ecco perché gli anziani si ammalano di più

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:55

Un gruppo di ricerca dell’Università di Bari “Aldo Moro” ha scoperto che l’ipovitaminosi D, cioè la presenza di bassi livelli di vitamina D, è correlata allo sviluppo di sintomi gravi del Covid-19. Minori sono i livelli dei vitamina, più alta è la probabilità di morte

covid e vitamina d

Uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Journal of Endocrinological Investigation ha analizzato la possibilità che la carenza di vitamina D possa essere correlata a prognosi infausta in pazienti affetti da insufficienza respiratoria acuta dovuta a Covid-19. Lo studio, di tipo osservazionale, ha evidenziato che la vitamina D può essere determinante nel proteggere i pazienti infetti nello sviluppare sintomi particolarmente gravi e che anche le possibilità di sopravvivenza diminuiscono nei pazienti con grave insufficienza

Una ricerca tutta italiana

Il gruppo di ricerca guidato dal Dottor Carpagnano ha esaminato i livelli di vitamina  D nei pazienti ricoverati nell’unità di terapia sub-intensiva dell’università di Bari tra l’11 Marzo e il 30 Aprile; nell’81% dei casi è stata riscontrata ipovitaminosi, più o meno grave in maniera indipendente dall’età dei pazienti o da eventuali malattie pregresse. Gli scienziati hanno analizzato anche la percentuale di mortalità,  che tra i pazienti con insufficienza classificata “grave” è stata del 50% contro il 5% di quelli con livelli di vitamina normali.

Carenza di vitamina D: un fenomeno molto comune

L’insufficienza di vitamina D è una condizione molto diffusa, soprattutto nella popolazione anziana, e alcuni studi hanno dimostrato come nel Sud dell’Europa questa condizione è ancora maggiore che nei paesi del Nord. Sebbene piccole quantità di vitamina D possano essere assunte con la dieta, la maggior parte vene “costruita” dalle nostre cellule quando esposte al sole. Non a caso le persone anziane, che tendono ad uscire poco di casa, sviluppano più di frequente questa condizione. La correzione dei livelli di vitamina D avviene essenzialmente per via farmacologica, somministrando opportuni integratori.

L’ipovitaminosi D potrebbe spiegare alcuni elementi finora misteriosi circa la circolazione del virus e le diverse percentuali di malati gravi nel mondo e tra le diverse fasce di età.

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