Coronavirus, l’allarme: “Se si vaccinasse solo il 30% degli italiani non servirebbe a niente”. Come Immuni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:08

Vaccino contro il Covid

Mentre la Russia – tra lo scetticismo di tanti – annuncia di avere già pronto il vaccino contro il coronavirus, in Italia si parla di chi, come e quando dovrà / potrà vaccinarsi.

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Perché ancora non è chiaro un aspetto fondamentale: sarà obbligatorio? Sarà facoltativo?

Intervistata dal Messaggero, Antonella Viola, professore ordinario di Immunologia all’Università di Padova, ha parlato del tema.

Sottolineando come la politca debba assumersi le proprie responsabilità: “Sul vaccino per il coronavirus, se e quando sarà pronto, la politica dovrà assumersi le proprie responsabilità“.

E per la professoressa Viola ciò significherebbe portare gli Italiani a capire l’importanza della vaccinazione, se non proprio renderlo obbligatorio.

Perché se fosse usato come Immuni (con una percentuale risibile della popolazione che ha scaricato la app) sarebbe un flop: “Se si vaccinasse solo il 30 per cento degli italiani non servirebbe a niente e cosa faremmo? Continueremmo in presenza di un vaccino a vivere con distanze, mascherine e treni mezzi vuoti?”

La professoressa ha quindi spiegato ancor meglio: “Perché Immuni non ha funzionato? Non andava bene la app o la gente non si è fidata? Se non si vuole arrivare al vaccino obbligatorio serve una campagna di sensibilizzazione per spiegare a tutti che è utile e sicuro. Il problema è: i giovani che ora vanno in Grecia e in Croazia si vaccineranno?

Il problema è proprio questa assenza di senso di responsabilità – specie tra i più giovani: “Il problema è che segnalano dei comportamenti superficiali. Vacanze, discoteche ed età media bassa ci dicono che tra i giovani manca attenzione. Se questo dovesse continuare, con la riapertura di scuole e università e col ritorno al chiuso, in autunno ci potrebbero essere problemi”.

Una battuta quindi sull’importanza del vaccino influenzale: “Quest’ anno va consigliata a tutti per non fare confusione con il coronavirus, per non affollare gli ospedali e perché prendere entrambe le malattie è un rischio maggiore e l’influenza può favorire il coronavirus. Va anche detto che le precauzioni attuali funzionano contro tutti i virus”.

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