Coronavirus, tra accuse a movida e migranti tornano i contagi in fabbrica: focolaio in uno stabilimento Aia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:42

L’impianto, come deciso da prefettura e autorità sanitarie e locali, non chiuderà, ma limiterà la sua produzione al 50%. Fra polemiche su discoteche e migranti torna la paura dei contagi sui posti di lavoro che diventano veri e propri focolai

 

Nel bel mezzo della sterile polemica che vede contrapposte la fazione anti movida e quella anti migranti, indicando ora uno ora l’altro capro espiatorio, torna l’incubo dei contagi sui posti di lavoro, i veri luoghi di ripartenza di quell’economia reale in ginocchio da mesi e non tutelata. Se durante il lockdown i nemici da sconfiggere erano i runner, ora tocca a discoteche e migranti subire la stessa sorte, ma nel frattempo divampano i focolai in varie aziende, prima fra tutte, ma non l’unica, quella dell’Aia in provincia di Treviso, esempio di una politica disinteressata alla tutela della salute dei lavoratori.

L’impianto rimane aperto ma riduce la produzione

Mentre l’opinione pubblica e la politica alimentano il dibattito ora su Briatore e il billionaire ora sugli sbarchi dei migranti positivi, l’Italia reale deve affrontare l’enorme problema dei focolai sui luoghi di lavoro.

Sono infatti numeri preoccupanti quelli che arrivano che arrivano dallo stabilimento Aia di Vazzola nel Trevigiano, diventato uno dei più importanti focolai di covid-19 in Italia. Su 560 tamponi eseguiti sono 182 i dipendenti risultati positivi. Quasi tutti i contagiati sono asintomatici e sono attualmente in quarantena presso il proprio domicilio, eccetto due.

In un incontro avuto tra la Prefettura di Treviso, i vertici amministrativi e sanitari di Vazzola e le organizzazioni sindacali è stato stabilito che la produzione nello stabilimento Aia in questione calerà del 50% ma che l’impianto rimarrà comunque aperto, nonostante le difficoltà derivanti dall’altissimo numero di dipendenti contagiati e dal restante attualmente in ferie.

Interrompere le attività di macellazione creerebbe non pochi danni sia dal punto di vista sanitario che economico, in quanto comporterebbe l’abbattimento circa 1,5 milioni di capi di pollame.

Il cluster di Treviso non è l’unico esempio di contagio aziendale

Quello di Treviso, però, non è l’unico esempio di contagio aziendale che si tramuta in vero e proprio focolaio. Nella prima metà di agosto, tra il 10 e il 14, era stato scoperto il primo cluster nell’azienda Brt (ex Bartolini) a Casale sul Sile; a questo erano seguite la Master di Vedelago e infine l’Aia di Vazzola.

Quarantena preventiva anche all’ Electrolux di Susegan, dove si aspettano i risultati dei tamponi effettuati su due dipendenti. Casi isolati anche alla Benetton.

A Mantova, invece, a cavallo tra giugno e luglio, c’erano stati potenziali focolai in impianti di produzione molto simili a quelli dell’Aia. 

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