Liliana Segre e La vita è bella: “Non è un brutto film, ma non è realistico. Bambini vittime di terribili esperimenti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:17

Liliana Segre

Lunga intervista del Corriere della Sera a Liliana Segre, superstite della Shoah, 90 anni il prossimo 10 settembre.

Senatrice a vita dal 19 gennaio 2018 (quando la nominò il presidente Sergio Mattarella) vive sotto scorta dopo essere stata presa di mira da messaggi d’odio e minacce sui social.

Intervistata da Alessia Rastelli, la Segre ha parlato di lockdown, di Auschwitz, della propria vita personale in assoluto e di tanto altro ancora.

Sono diversi gli aspetti interessanti che si potrebbero sottolineare (come ad esempio il paragone tra le sirene delle ambulanze e le sirene antiaeree che anticipavano i bombardamenti, con il paragone poi allargato: “A quel tempo gli sciacalli entravano nelle case che restavano vuote e anche adesso, in forme diverse, sono riapparsi: a fare affari mentre in televisione vedevamo tutte quelle bare. Questo mi ha rattristato, incupito, mi sono chiusa per un po’, ma ora va meglio. Non mi hanno sommerso allora, non ci sono riusciti oggi. Io provo ancora speranza”) ma ci limiteremo a riportare il parere della senatrice su due film (entrambi oscar) che hanno in qualche forma raccontato il dramma dell’olocausto, La vita è bella di Benigni e Schindler’s List di Spielberg.

Una parziale bocciatura per entrambi i film (legata alle imprecisioni storiche).

La vita è bella

Nel caso del film di Benigni (miglior film straniero nel 1999):

Non è un brutto film, ma non è realistico. Nessun bambino sarebbe potuto restare nascosto nel lager. Nessuna coppia comunicare con un altoparlante in un campo di sterminio. I bambini andavano subito al gas oppure erano vittime di terribili esperimenti. Benigni avrebbe dovuto dire che si trattava di una favola“.

Nel caso di quello di Spielberg (miglior film in assoluto nel 1994):

Le comparse erano tutte belle ragazze, in carne. Noi eravamo scheletri. Ed è inverosimile che Schindler potesse far scendere dal treno un ebreo già chiuso dentro. Ricordo che andai a una prima con le scuole, all’ Odeon di Milano, proprio con Goti Bauer. E nella scena in cui il nazista spara dal balcone, si levò un applauso. Fu terribile. Non ressi e me ne andai. Rividi Schindler’ s List più avanti, alle due del pomeriggio, in un cinema semivuoto. Per fortuna, grazie alle mie testimonianze, ho trovato altri ragazzi, con bravissimi insegnanti, che nel tempo hanno mostrato un ben diverso atteggiamento. A volte dopo anni mi incontrano e ricordano dettagli del mio racconto. Anche se fosse solo per uno di loro, ne è valsa la pena”.

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