A Beirut si torna a sperare a 30 giorni dell’esplosione: registrato un battito cardiaco sotto le macerie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:16

segnali di vita a Beirut a 30 giorni dall'esplosioneSegnali di vita sotto le macerie dei palazzi crollati a Beirut: le ha individuate un cane da ricerca e alcuni strumenti dei soccorritori. Qualcuno potrebbe essere ancora vivo

Segnali di speranza dalla disastrata Beirut. Ad ormai un mese dalla violenta e devastante esplosione che ha letteralmente raso al suolo buona parte della città, dalle macerie dei palazzi è emerso un lieve segno di vita. Lo riferisce la stampa internazionale secondo cui uno dei cani della squadra dei soccorritori cileni impegnati nelle ricerche ha percepito un flebile segnale vitale; decine di uomini hanno dunque raggiunto il luogo utilizzando anche la strumentazione che avrebbe confermato quanto individuato dal cane. Ricordiamo che la terribile esplosione avvenuta al porto ha provocato la morte di 190 persone, molte delle quali estratte senza vita dalle macerie dei palazzi che non hanno resistito alla violenza della deflagrazione. Ma i soccorritori non hanno mai perso le speranze di trovare persone in vita e, durante i lavori tra le macerie, avrebbero sentito un movimento in profondità nella zona di Mar Mikhael.

I detriti del palazzo erano già stati controllati due giorni dopo l’esplosione

Il segnale è stato percepito dal cane e poi dai soccorritori in un edificio crollato alla periferia di Beirut. Qui sono scattate ricerche serrate dopo che la termografia avrebbe individuato due corpi, uno più grande ed un più piccolo rannicchiato vicino al primo. I detriti sono stati rimossi poco alla volta per il rischio di ulteriori crolli anche se giovedì le ricerche sono state temporaneamente interrotte per paura che un muro potesse crollare. Per poi riprendere alcune ore dopo: i soccorritori hanno spiegato alla Cnn che una squadra di soccoro francese aveva già esaminato, insieme ad alcuni volontari della protezione civile libanese, quelle macerie due giorni dopo l’esplosione senza però trovare niente. Ma questa volta è stato utilizzato anche un dispositivo di ascolto che avrebbe registrato anche un battito cardiaco. Sono tutti consapevoli del fatto che la possibilità di trovare qualcuno ancora vivo dopo così tanti giorni sia molto difficile ma certamente non impossibile: basti pensare il caso della persona salvata ad Haiti dopo 28 giorni dal disastro.

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