Coronavirus, l’ottimismo di Remuzzi: “Rimettiamo nel cassetto l’ansia. Improprio parlare di seconda ondata”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:11

Remuzzi

Intervista del Corriere a Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

Una intervista in merito al coronavirus che ha il grande merito di tranquillizzare gli italiani in vista dell’autunno (anche considerando i numeri legati ai contagi in costante aumento).

Secondo il professor Remuzzi sarà un autunno “migliore di quel che molti pensano, a patto di usare il buon senso, mascherine, distanziamento, e rimettere nel cassetto ansia e isteria”.

Un ottimismo “della ragione”: ci sono infatti studi che possono tranquillizzare gli italiani.

Queste le parole di Remuzzi:

“Ad esempio, uno studio appena pubblicato su Lancet e firmato da Gianfranco Alicandro e Carlo Lavecchia, dell’Istituto nazionale di Statistica e dell’Università di Milano, che rileva come nella prima quindicina di maggio del 2020, nella seconda e in tutto giugno, non ci sia stato eccesso di mortalità rispetto all’anno precedente”.

Ciò significa che non dobbiamo attendere una seconda ondata:

La fase epidemica in Italia è sostanzialmente finita. Il che non vuol dire che non ce ne sarà un’altra, ma che è improprio parlare di seconda ondata“.

Anche perché adesso c’è un controllo nettamente maggiore dei contagi, dei contatti e la popolazione va man mano immunizzandosi sempre di più:

“Gli anticorpi spariscono rapidamente. L’immunità invece si creerà così, con le nostre cellule della memoria, grazie a proteine di altri virus, anche quello del raffreddore, oppure a vaccinazioni che già abbiamo fatto”.

E sul numero dei contagi in aumento, Remuzzi sottolinea ulteriormente:

“Confondiamo i contagi con la gravità della malattia. Ci spaventiamo per numeri che non significano moltissimo. Indicano solo che abbiamo sviluppato la capacità di entrare nella fase della sorveglianza, e quindi troviamo le cose laddove ci sono”.

Terapia intensiva

Quello che dovrebbe preoccupare sarebbe, per esempio, l’aumento dei malati in terapia intensiva ma – come sottolinea il professore:

“Abbiamo ottomila posti in terapia intensiva. Oggi ne sono occupati per il Covid-19 poco più di cento. Significa che al momento utilizziamo l’1,5% della nostra capacità di cure intensive“.

Il Professor Remuzzi ha quindi detto la sua circa la riapertura delle scuole, anche parlando del precedente tedesco dove alcune scuole hanno chiuso dopo una prima riapertura:

“Qualcosa rischiamo, qualcosa accadrà. Un po’ di scuole dovrà chiudere? Amen, fa parte della sorveglianza. Chiudiamo e riapriamo. Cerchiamo di essere seri. Tutti parlano di governo, tutti hanno una risposta per tutto. Nessuno sottolinea l’importanza della responsabilità personale“.

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