Frammenti di storia: Operazione Blue Moon, di cosa si tratta?

Droga di Stato: una subdola quanto raffinata strategia messa in moto dai servizi segreti dei paesi del blocco occidentale per indebolire progressivamente la militanza e la lotta armata di estrema sinistra, che fra il 1968 e il 1975 aveva raggiunto il suo apice

Italia, fine anni ’70: siamo agli inizi dei cosiddetti ‘anni di piombo’, espressione con la quale si usa indicare il periodo storico compreso fra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni 80′, caratterizzato da un’estremizzazione delle azioni delle compagini politiche e che ebbe come esito l’acuirsi delle lotte armate e terroristiche, durante la quale prese vita la “strategia della tensione“. Sono gli anni delle stragi, della contestazione giovanile studentesca e del movimento operaio, le cui lotte e rivendicazioni sindacali diedero vita all’espressione ‘autunno caldo’.

In questo contesto storico, nel quale la lotta operaia portò alla promulgazione della legge n.300 del 1970, meglio nota come statuto dei lavoratori, il partito comunista e i movimenti extra parlamentari di contestazione ottennero sempre più consenso, riuscendo ad ingrossare in pochissimo tempo le loro file. Sono anni di fortissima tensione nazionale e globale, con uno scacchiere geopolitico in ebollizione e un establishment centrista e moderato che tentava in ogni modo di ritornare ad uno status quo nel quale gli estremismi, i movimenti extra parlamentari e studenteschi, in primis quelli di sinistra, dovevano essere fatti fuori.

Se però dall’altra parte della cartina geografica i regimi comunisti ricorrevano a mezzi ortodossi per eliminare oppositori contro rivoluzionari, il blocco occidentale dovette ricorrere ad armi non convenzionali per estromettere dalla scena politica gli estremismi di sinistra in ogni loro articolazione, ed è da questa volontà che nacque la subdola operazione denominata “Blue Moon”.

L’operazione Blue Moon e l’eroina di Stato

Roma, 20 marzo 1970: un nucleo del reparto anti droga dei carabinieri, capitanati da Giancarlo Servolini, fa irruzione in un barcone ancorato sul Tevere, arrestando 90 ragazzi che stavano trascorrendo lì la serata. L’accusa? “2.000 giovani si drogavano sul barcone”, come riportato da “Il tempo”, quotidiano romano dove il capocronista era Franz Maria d’Asaro, esponente dell’MSI con il quale si candidò nel 1953. Accusa che, tuttavia, si rivelò infondata.

Questo fatto di cronaca si rivelò come uno degli scandali dell’anno, aprendo la strada ad un fiume in piena di articoli (se ne contano ben 10mila) che scatenarono l’ ‘effetto barcone’, dando vita ad una psicosi collettiva contro i cosiddetti “capelloni contestatori”, da quel momento associati ai tossici, e favorendo nell’opinione pubblica la creazione di un nuovo stereotipo giovanile.

7-8 dicembre 1970: il principe Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale, con la collaborazione di Avanguardia Nazionale, tenta un golpe attraverso l’occupazione della sede del ministero dell’Interno. Il tentativo di colpo di stato va in fumo, ma nel proclama che Borghese avrebbe dovuto leggere nell’ipotetica presa al potere, il “principe nero” parla dell’Italia definendola “ridotta ad un popolo di drogati devastata dagli stupefacenti e dal comunismo”. Ma la strategia repressiva e il tentato colpo di stato non danno gli esiti sperati.

Prende allora vita una nuova strategia non ortodossa da affiancare a quella repressiva, la cosiddetta guerra psicologica messa in atto dagli Stati Uniti, che consisteva nel controllo e nella manipolazione degli oppositori con tecniche fortemente invasive; fra queste una delle peggiori fu l‘introduzione all’interno degli ambienti giovanili di sostanze stupefacenti come l’eroina, una tattica messa in atto da parte dei servizi segreti oltre oceano; un sospetto che giunse anche in Francia, dove un giudice iniziò ad interrogarsi sull’utilizzo dell’eroina con finalità non chiare da parte dei servizi segreti.

In Italia l’esperimento di questa nuova tattica prese il nome di “Blue Moon”, operazione avviata verso la fine del periodo stragista. La tattica, ideata nel 1972, venne messa a punto nel ’75, durante una riunione avvenuta in Francia sui Monti Vosgi. Fra i presenti c’è Roberto Cavallaro, all’epoca un giovane 22enne collaboratore dei servizi segreti che fece parte dei nuclei di difesa dello Stato, unico testimone dell’operazione; Cavallaro in un’intervista riporta la presenza di esponenti dei servizi segreti dell’Europa orientale alla riunione, finalizzata a reprimere l’opposizione attraverso l’immissione graduale nei loro ambienti di sostanze che fossero in grado di “diminuire la capacità e la resistenza psicologica”, come affermato dallo stesso Cavallaro.

La strategia, già messa in atto dagli Stati Uniti, inizia ad ingranare, ma per poter prendere piede a tutti gli effetti sarà necessario mettere a punto alcuni aspetti. L’anello di congiunzione fra gli U.S.A e l’Italia sarà Ronald Stark, che ebbe ben 20 identità diverse, e che svolse un ruolo fondamentale per la diffusione negli ambienti di sinistra dell’LSD e per la realizzazione del piano Blue Moon.

A due anni di distanza dall’episodio del Tevere, che accenderà la miccia dell’allarme anti droga, e dal tentato golpe, il piano inizia a prendere sempre più una forma.

Le tappe dell’operazione

Siamo nel 1972: la Legge Valsecchi mette a bando l’anfetamina da tutte le farmacie, una decisione che arriva con ben 34 anni di ritardo rispetto all’Europa intera e che sarà uno dei tanti tasselli della vicenda. Sempre in quell’anno, il numero di arresti per marijuana raggiunge livelli mai visti. La cannabis diventa così introvabile, e quel vuoto nelle piazze verrà colmato da una sostanza distribuita gratuitamente: la morfina.
1973: Il corriere della sera in prima pagina riporta una nota dell’ambasciata americana che intima i suoi cittadini in viaggio per l’Italia a non acquistare droghe in piazza perché distribuite da spie delle forze dell’ordine.
1974: la narcotici arresta più di duemila persone per utilizzo di marijuana. La morfina sparisce, ed è questo l’anno in cui compare ufficialmente nelle piazze l’eroina. Dall’anfetamina alla morfina, i dipendenti da sostanze stupefacenti non hanno avuto altra via da percorrere se non quella del consumo dell’eroina per placare l’astinenza.
1975: a Roma l’unico sequestro di eroina venne fatto dal commissario Ennio Di Francesco, che quel giorno stesso per una decisione presa dall’alto venne misteriosamente trasferito; le indagini, sempre misteriosamente, vennero bloccate.
1975-1980: il consumo di eroina non conosce limiti, e il fenomeno inizia a dilagare a macchia d’olio. Dal ’75 in poi il numero delle morti per la sostanza crescerà vertiginosamente, complice la mancanza di informazione e sensibilizzazione da parte delle istituzioni, che avevano parallelamente iniziato un’agguerrita campagna contro il consumo di marijuana, il cui effetto, secondo la convinzione della stragrande maggioranza dei giovani, era molto più pericoloso dell’eroina.

Una vera e propria strage di stato, quello stesso stato che, pur di raggiungere il suo scopo, distrusse un’intera generazione di giovani che abbandonarono il lavoro, lo studio e l’attivismo politico per le devastanti conseguenze della sostanza, che venne inevitabilmente associata alla militanza politica di sinistra.