Omicidio Willy, i risultati dell’autopsia: “Morto per grave shock traumatico”

le cause della morte di willyIl gip ha convalidato l’ordinanza di conferma dell’arresto in carcere dei fratelli Bianchi e di Pincarelli. Intanto sono stati resi noti i risultati dell’autopsia sul corpo di Willy

Sono stati resi noti i risultati dell’autopsia, durata tre ore, eseguita sul corpo di Willy Monteiro, il ragazzo di soli 21 anni massacrato di botte e deceduto. L’esame autoptico ha di fatto confermato che il decesso è sopraggiunto per “un grave shock traumatico” che ha provocato l’arresto cardiaco. Secondo il medico legale lo shock traumatico sarebbe legato a “politraumi distribuiti tra torace, addome e collo”. Risultati che di fatto vanno a confermare quanto raccontato dai testimoni ovvero che i calci e i pugni sferrati con violenza contro Willy ne avrebbero provocato la morte.

Parla l’esperto che ha effettuato l’esame autoptico

Interpellato dall’AdnKronos il professor Savio Potenza, che in presenza dei consulenti di parte ha effettuato l’autopsia, ha dichiarato: “Al momento abbiamo acquisito tutti i dati necessari per poter liberare anche il corpo e restituirlo ai genitori. Abbiamo fatto tutti i rilievi necessari imprescindibili, ora vanno messi insieme tutti gli elementi acquisiti e fare un ragionamento medico-legale anche col supporto dei vari esami di laboratorio che devo ancora avviare. Sarà necessario fare un quadro generale e dal particolare ricostruire la dinamica dell’evento”.

Nelle scorse ore il gip di Velletri ha scritto, nell’ordinanza di conferma dell’arresto in carcere di Pincarelli e dei fratelli Bianchi, che i tre avrebbero “minimizzato il fatto assegnandolo alla responsabilità di terzi” anche durante l’interrogatorio. Il giudice ha ribadito che la misura la misura cautelare del carcere è “l’unica in grado di porre concreto ed effettivo argine al pericolo di reiterazione di condotte violente quali quella per cui si procede, giustificata dalla manifesta incapacità di resistere agli impulsi violenti dai tre, non frenati neppure dalla presenza di numerosi testimoni e dalla breve distanza che separava il luogo dell’aggressione dalla caserma dei carabinieri”.