Si fa intestare la casa con l’inganno e poi tenta di avvelenarlo con l’antigelo: arrestata badante

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:04

Aveva condotto l’assistito di 88 anni con l’inganno dal notaio per farsi intestare l’appartamento. L’anziano la denuncia e lei tenta di avvelenarlo

Una cittadina di origini peruviane di 46 anni, Fanny C., è stata messa agli arresti domiciliari dopo aver tentato di avvelenare l’anziano che assisteva con il liquido antigelo per auto. La vicenda risale allo scorso giugno 2019, quando l’anziano 88enne venne ricoverato d’urgenza in ospedale, in prognosi riservata, dopo aver ingerito ‘accidentalmente’ liquido antigelo per motori, che l’uomo aveva scambiato per una bevanda. Ma l’anziano, fortunatamente, è riuscito ad uscire dal reparto rianimazione e a sopravvivere al tentato avvelenamento.

Aveva minacciato l’anziano per farsi intestare la casa con l’inganno

La prima indagata nella vicenda è stata la sua badante, l’unica che avrebbe potuto effettivamente giovare della morte dell’assistito. Nel 2016, infatti, Fanny C. si era fatta intestare l’appartamento dell’anziano, sempre con l’inganno. La donna aveva accompagnato l’uomo dal notaio inducendolo a cederle a titolo gratuito l’abitazione nella quale vivevano. Ma l’anziano uomo non aveva in alcun modo compreso la natura di quell’atto, né avevano informato l’amministratore di sostegno che assisteva l’interessato.

Nonostante la donna abbia ripetutamente negato le accuse a suo carico, vi sono molti elementi ambigui e coincidenze improbabili di date che sono emerse dalle indagini condotte dai pm Lisa Bergamasco e Francesco Pelosi. Il giorno dell’avvelenamento non era una data casuale: il tentato omicidio è infatti avvenuto il 23 giugno 2019: in quei giorni l’88enne aveva scoperto di essere stato ingannato dalla sua assistente, decidendo di sporgere denuncia nei suoi confronti per poi raccontare la vicenda all’amministratore di sostegno, il quale avrebbe intimato la donna a lasciare l’appartamento. Secondo quanto raccontato successivamente dall’88enne la badante, una volta scoperto che l’uomo si era recato per denunciare il fatto, l’avrebbe minacciato e preso a pugni sulle spalle, per poi tentare di avvicinarlo all’interno dell’rsa dove era stato ricoverato dopo che erano partite le indagini. 

Ma lei aveva continuato a vivere lì, fino a quando, il 25 giugno, esattamente due giorni dopo il tentato avvelenamento, l’amministratore aveva fissato un appuntamento per la riconsegna delle chiavi dell’immobile.

Ma sono molti altri gli elementi che non tornavano nella vicenda: quando è arrivata in ospedale Fanny C. aveva raccontato che, una volta salutato il giardiniere, si era voltata verso la casa e aveva visto l’anziano bere un liquido arancione, e di aver notato una bottiglia sul tavolo della marca “Paraflu”. Dettaglio confermato anche dal marito di lei, che ha raccontato che, molto probabilmente, l’uomo aveva confusa per un’aranciata.

Nell’incontro con i carabinieri, invece, la donna ha rilasciato dichiarazioni incongruenti, affermando che il liquido fosse blu e di aver buttato la bottiglia che, invece, ha consegnato lei stessa ai carabinieri al momento della perquisizione dell’appartamento. Agli inquirenti è sorta spontanea un’altra domanda: se l’anziano,che la donna chiamava “il nonno”, non aveva un auto, perché mai nell’abitazione ci sarebbe dovuto essere un liquido antigelo?

Dopo l’iter giudiziario, alla fine,  la difesa ha deciso di fare ricorso in Cassazione che ieri ha confermato le accuse: ad un anno e qualche mese dalla vicenda,la badante è stata arrestata in serata. 

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