Storica sentenza della Cassazione: inviare su WhatsApp foto hard ai minorenni è violenza sessuale

Una sentenza della Cassazione stabilisce ufficialmente che inviare materiale “hard” a minori di 18 anni su WhatsApp è reato di violenza sessuale

Novità in materia dei reati sulla violenza sessuale: inviare foto “hard” tramite l’applicazione di messaggistica WhatsApp a un minore è a tutti gli effetti violenza sessuale. A stabilirlo è la terza sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 25266/2020.

La sentenza prende vita dopo il bocciato ricorso da parte di un indagato di giovane età che aveva scritto messaggi sessualmente espliciti ad una minorenne e dopo averla costretta, sotto minaccia di pubblicare le loro chat sui social, di ricevere foto hard da lui. 

Sebbene non vi sia contatto corporeo, per i giudici si tratta di violenza sessuale a tutti gli effetti, in quanto “gli atti sessuali coinvolgono la corporeità sessuale della persona offesa e sono finalizzati e idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale“.

I giudici hanno inoltre confermato la custodia cautelare per l’indagato: sono infatti gravi gli indizi a suo carico inerenti il reato contestato: “nell’induzione allo scambio di foto erotiche, nella conversazione sulle pregresse esperienze sessuali, i gusti erotici, nella crescente minaccia a divulgare in pubblico le chat”.

Don Di Noto: “Cassazione apre via utile ma non basta”

Fra i primi a commentare la storica sentenza della Cassazione c’è Don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter Onlus e noto in Italia e nel mondo per la sua lotta contro la pedofilia e a favore della tutela dell’infanzia: “Credo che questa sentenza ribadisca ancora una volta che produrre e inviare foto hard ai minorenni rappresenta una violazione della dignità di bambini e adolescenti. La pedopornografia è un atto criminale vero e proprio e le foto sono rappresentazione della vita reale dei minori. Una violenza sulla violenza: virtuale e reale, appunto. Si tratta di perpetrazione di abuso”.

Don Di Noto, intervistato da Adnkronos, ha riportato qualche numero che lascia a dir poco sconvolti: “Qualcosa come “65mila denunce negli ultimi anni, 80 milioni di materiale spedito tra foto e video hard – e durante il lockdown – la segnalazione di oltre 350 gruppi social in cui ci si scambia di tutto“.

“Questa sentenza dunque apre una via utile ma bisogna sensibilizzare le coscienze, altrimenti non basta”, ha concluso Di Noto.

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