Omicidio Willy, a Rebibbia sputi e insulti contro gli indagati: “Non vi vogliamo”

I legali dei fratelli Bianchi e di Pincarelli hanno presentato un ricorso al tribunale del riesame. Urla e sputi contro di loro nel carcere di Rebibbia, si valuta di mantenerli in isolamento anche dopo la quarantena

Hanno fatto ricorso al Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere Mario e Massimiliano Pica, i legali dei fratelli bianchi e di Pincarelli, che mirano a picconare le ragioni che hanno indotto il tribunale a trasformare il capo d’accusa di omicidio preterintenzionale a volontario.

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Sputi e urla al loro passaggio: “Non vi vogliamo”

Anche Belleggia, che era l’unico ad essere ai domicilari, è stato trasferito presso il carcere di Rebibbia, che attualmente sta ospitando anche chi è ancora in attesa di giudizio a causa della mancanza di posti idonei negli altri istituti di isolamento.

Per gli assassini di Willy urla e sputi da parte degli altri detenuti dell’istituto detentivo romano: “Non vi vogliamo”, hanno continuato a gridare. Un clima a dir poco teso, che ha indotto gli avvocati Pica a raccomandarsi con la polizia penitenziaria e con la direzione affinché i loro assistiti vengano tutelati e i loro diritti vengano rispettati.

La paura delle ritorsioni nel carcere nei confronti degli indagati è talmente alta che è la stessa direzione della casa circondariale ad attrezzarsi in vista dell’ipotesi di mantenere i tre indagati di Artena in isolamento dagli altri reclusi anche dopo la quarantena per il coronavirus.

“Ma in carcere si beve solo acqua?”

Nel frattempo la principale preoccupazione dei fratelli Bianchi pare essere la tipologia di acqua da bere in carcere. Mentre si trovavano domenica 6 settembre alla soglia del carcere di Rebibbia, i due hanno domandato “ma in carcere si beve solo acqua?”. 

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Si raddoppia il numero dei testimoni

Mentre i fratelli Bianchi si crucciano per quello che berranno nel carcere, nella caserma dei Carabinieri di Colleferro si sono presentati spontaneamente nuovi testimoni oculari del pestaggio di largo Oberdan. Il giovane sindaco della cittadina, Pierluigi Sanna, aveva lanciato un appello pubblicamente, chiedendo ed invitando coloro i quali erano presenti quella sera sulla scena del crimine a farsi avanti per testimoniare, non lasciando da sole le due amiche di Willy.

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Un appello che ha indubbiamente sortito effetto, spingendo circa 15 persone a presentarsi in caserma per presentare spontaneamente la loro testimonianza. Sono uomini e donne di varie età; fra loro anche i buttafuori dei locali di largo Oberdan, che sono intervenuti dopo il pestaggio: “Siamo scesi giù in strada, quel ragazzo era già a terra e abbiamo visto l’auto scappare via”, ha raccontato uno di loro. Secondo le prime indiscrezioni tutte le dichiarazioni rilasciate sembrano concordare su un punto: sono stati tutti e 4 gli indagati a picchiare Willy. 

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Le mosse di arti marziali e la furia contro pali e cassonetti

Fra i particolari che coincidono nelle dichiarazioni, sono tutti concordi nel riportare la vicenda: i fratelli bianchi arrivano sull’Audi Q7, dalla quale sono scesi iniziando a sferrare fortissimi pugni e mosse di arti marziali. Nella furia hanno abbattuto paletti e hanno sradicato cestini dell’immondizia: “quando si è materializzata quell’auto sembrava calata una seconda notte”, ha riferito uno dei testimoni.

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