“Era solo uno scherzo”: la ragazza delle pulizie che ha provato ad avvelenare il capo continua a difendersi

aurora iacomi avvelena caffè supervisore

Una ragazza che si occupava delle pulizie della stazione dei treni di Fenchurch Street a Londra è stata incarcerata per dieci mesi, dopo aver versato del detergente nel caffè del suo superiore.

Aurora Iacomi, 32 anni e di origini rumene, aveva versato senza farsi notare, del detergente nel thermos del suo supervisore, Angelina Raychinova, dopo che c’era stata una discussione tra le due.

La ragazza ha confermato l’accaduto, dichiarando però che si trattasse soltanto di uno scherzo, volto a infastidire il suo capo che l’aveva “umiliata e ripresa sul posto di lavoro”.

La Iacomi è stata condannata a 10 mesi di carcere, con l’accusa di aver cercato di provocare danni alla Raychinova tramite l’utilizzo di una sostanza nociva.

La 32enne si era dichiarata colpevole di queste accuse durante un’udienza, lo scorso maggio, dopo che erano emersi gli episodi di discordia avvenuti tra la ragazza e il suo supervisore. L’accaduto ha avuto luogo dopo che la Raychinova, che supervisionava il lavoro svolto dalla Iacomi alla stazione di Fenchurch Street, aveva lasciato il suo thermos incustodito.

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I filmati delle telecamere confermano l’accaduto

Dopo essere ritornata e aver bevuto il caffè dal thermos, la Raychinova aveva subito accusato una sensazione di bruciore allo stomaco, per poi accorgersi dall’odore che si trattava di detergente.

In seguito all’accaduto sono state eseguite delle analisi sulla bottiglietta di caffè e sul contenitore del detergente. Inoltre gli inquirenti hanno anche esaminato i filmati delle telecamere a circuito chiuso dei locali. I filmati mostrano la Iacomi che si avvicina alla borraccia di caffè con in mano una bottiglia di plastica.

L’accusa portata avanti da Philip Allman ha dichiarato che all’interno della borraccia è stato rinvenuto del liquido utilizzato per la rimozione dei graffiti, e che la ragazza fosse stata avvertita riguardo alla pericolosità delle sostanze che utilizzava.

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Nonostante la difesa sostenuta da Flavia Kenyon, che ha affermato che non si trattasse di un’azione premeditata, il giudice ha dichiarato che la Iacomi si era sentita trattata ingiustamente e questo dimostra che abbia agito per vendetta.

Il giudice ha anche sottolineato che la ragazza non fosse a conoscenza dei reali rischi comportati dal suo gesto e la Iacomi ha presentato una dichiarazione di non colpevolezza riguardo all’accusa di ‘avvelenamento’.

Ciononostante le sue azioni sono da considerarsi premeditate, poiché spinta dal sentimento di vendetta nei confronti del suo supervisore, e per la ragazza resta la condanna a 10 mesi di carcere.