Arrestata in Siria la foreign fighter Alice Brignoli: “Felicissima di tornare in Italia”

L’accusa mossa nei suoi confronti è quella di associazione con finalità di terrorismo internazionale 

Ritorna in Italia Alice Brignoli, la 42enne di Lecco che nel 2015 si era unita assieme al marito e ai figli al sedicente Stato Islamico. Dopo la morte del marito, avvenuta per un’infezione all’intestino, lei e i suoi quattro figli erano finiti nel campo curdo di Al Hol.

“Felicissima” di tornare in Italia, anche se in carcere

L’arresto della Brignoli è il punto di arrivo di una complessa indagine svolta dal reparto dai Ros e dalla Procura di Milano, iniziata nel 2016 dopo una fuga durata 5 anni verso la Siria, raggiunta in macchina assieme ai suoi figli, il marito Mohamed Koraichi, il cognato di lui e un’altra coppia radicalizzata, attraversando i Balcani e la Turchia per giungere in quella che doveva essere una sorta di terra promessa.

Proprio lei, che voleva combattere con il Califfato e far crescere i suoi figli sotto l’egida dei valori islamici radicali, si è detta “felicissima” di ritornare in Italia, anche se è consapevole che finirà in carcere, e che non pensava “che l’Italia sarebbe venuta fin qui per portarmi via”.

Un’operazione anti terrorismo che ha manifestato il suo risvolto umanitario. In un’intervista a Il Foglio, il tenente colonnello Andrea Leo, comandante del Ros di Milano, ha riportato alcuni dettagli dell’importante indagine che ha portato all’arresto, che potrebbe forse definirsi una vera e propria operazione di salvataggio: “La parte più complessa è stata localizzarla dentro al campo, una tendopoli che ha la stessa grandezza di Imola” – e ha aggiunto -“ci siamo appoggiati all’Fbi americana, che lì ha una presenza più stabile. Con me c’era un altro tenente colonnello del Ros, Federico Palmieri della Prima sezione antiterrorismo di Roma, una dottoressa e un’altra donna, entrambe dei carabinieri, per rendere più facili le operazioni con la prigioniera”. Il ritenere una cella di prigione quasi un lusso la dice lunga sulle terribili condizioni a cui vengono sottoposti donne e bambini in quei campi, fra fosse comuni e bombardamenti all’ordine del giorno.

 “È una bellissima storia italiana, che evidenzia anche le grandi capacità delle forze dell’ordine italiane e la forza della cooperazione internazionale”, ha commentato il capo del pool antiterrorismo milanese, il pm Alberto Nobili.

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