Coronavirus, Bassetti: “I tamponi non bastano. Inefficaci per gli asintomatici”. Ma è ottimista: “Molti meno morti”

In un post pubblicato su Facebook inerente il caso dei positivi del Genoa Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive e primario al San Martino di Genova, ha parlato apertamente di “Waterloo dei tamponi”, scatenando un discreto vespaio.

Intervistato da La Stampa, Bassetti è tornato sulle sue affermazioni:

Il caso del Genoa dimostra che i tamponi non bastano. Sono utili nella diagnostica dei sintomatici, ma inefficaci per gli asintomatici”.

La sua è un’aperta critica all’uso dei tamponi a tappeto, perché “scatta un’istantanea e il giorno dopo può cambiare. E poi quanto si spende per i tamponi invece di assumere medici e infermieri”.

Andando invece a fare un’istantanea del suo reparto a Genova, il dottor Bassetti ha dichiarato:

“È pieno al 60 per cento con la possibilità di ampliarlo. L’età media dei ricoverati è sui 70 anni. Il decorso della malattia si è ridotto a una settimana-dieci giorni ed è più gestibile. I morti sono molti di meno e sui pochi casi gravi la terapia con Remdesivir, cortisone e antibiotico dà ottimi risultati“.

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Parole che riempiono di ottimismo ma che secondo Bassetti rappresentano semplicemente la realtà:

“Mi definirei realista. Si parlava di seconda ondata, rischio scuole, pericolo elezioni, ma tutti si ricordano solo di Zangrillo che ha detto “Il virus è clinicamente morto”. È meglio un procurato allarme o un po’ di ottimismo?”

Una battuta quindi, come da prassi, sui comportamenti da adottare, in un momento in cui aumentano i positivi:

“Non ci si può chiudere in casa, ma vanno evitati gli assembramenti. Nelle cene sarebbe meglio non superare le 8-10 persone. Non vanno ancora vietate le feste, ma è stando attenti a questo genere di ritrovi che si scongiura un peggioramento”.