Bambino di 11 anni suicida a Napoli: “Mamma, papà vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero”, che sia il gioco Jonathan Galindo?

Gli inquirenti stanno passando in rassegna chat e ricerche sul telefono e sul Tablet del bambino di 11 anni che martedì scorso si è tolto la vita lanciandosi dal balcone. Prima di morire l’inquietante messaggio che potrebbe essere la chiave di tutto: qualcuno lo avrebbe spinto a suicidarsi

“Mamma, papà vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi”: queste le ultime parole del bimbo di Napoli, l’undicenne che martedì scorso, poggiando sulla ringhiera uno sgabello, ha deciso di lanciarsi nel vuoto per togliersi la vita nella sua casa al deciamo piano a Napoli, nella zona di Chiaia-Posillipo.

Un nuovo gioco social che porta alla morte?

La vittima, figlio di noti avvocati a Napoli, non aveva mai manifestato sintomi o manifestazioni che potessero destare la preoccupazione dei genitori, descritti come molto attenti e amorevoli nei confronti del bambino, che frequentava una scuola calcio ed era ben integrato a scuola. Come è possibile, dunque, che un bambino di quell’età arrivi a fare un gesto simile mandando un messaggio di quella lucidità agghiacciante?

La prima pista seguita dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone e dal pm Raffaele Tufano è quella di istigazione al suicidio, che sarebbe avvenuta online. Inevitabile il rimando alla Blue Whale, la sfida social che fra il 2017 e il 2019 portò al suicidio di oltre 200 ragazzi. Scartata però l’ipotesi che si tratti proprio di quella “challenge della balena blu”, che induceva le vittime a praticare step by step autolesionismo, infliggendosi pericolose ferite che spesso portavano alla morte degli adescati. Ma il bambino non ha riportato segni di questo tipo, e il suo atteggiamento, secondo le informazioni raccolte fino ad ora, è mutato in pochissimo tempo; potrebbe quindi trattarsi di un altro gioco, simile a quello che viene chiamato Jonathan Galindo, o magari proprio quello.

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Chi è Jonathan Galindo, il pericoloso gioco che sta terrorizzando Usa, Sud America e adesso l’Europa

La pista “Jonathan Galindo” è solo un’ipotesi, anche perché le informazioni certe a riguardo non sono tantissime. Si tratta di una persona o di un gruppo, piuttosto che una setta? Quel che è certo è, il volto inquietante che si nasconde dietro i profili social che adescano bambini e adolescenti, sia in realtà è una maschera inventata da un’artista americano, che si fa chiamare Samuel Canini, Sammy Catnipnil o Dusky Sam: lavora per il cinema e quel che è certo è che ha preso le distanze da questo fenomeno che ha “preso in prestito” la sua maschera; le foto presenti in rete, che risalgono all’incirca al 2010, altro non sono che il servizio fotografico che Canini realizzò con la maschera da lui ideata. Qualcuno, allora avrà presto in prestito questa immagine per adescare giovani sui social, in particolare su Tik Tok, Facebook e Instagram, attraverso la frase “Vuoi giocare con me?”. Una volta agganciata la vittima i vari “Jonathan Galindo” propongono una sfida a 50 livelli, l’ultimo dei quali dovrebbe essere proprio il suicidio.

Non resta che aspettare l’esito dell’indagine del superperito sui dispositivi informatici che utilizzava il bambino per capire se l’uomo nero corrisponda effettivamente alla sfida Jonathan Galindo o a qualsiasi altro adescatore che avrebbe circuito il bambino tramite social o chat comuni. Nel frattempo la Procura interrogherà alcuni suoi amichetti per capire se loro fossero o meno a conoscenza di qualche gioco pericoloso in cui la vittima è incappata nei giorni prima della morte.

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