Corso di boxe per i detenuti a Rebibbia. La reazione dei sindacati: “Tutto ciò è assurdo, chiediamo l’intervento di Bonafede”

Un corso di boxe per i detenuti organizzato nel carcere di Rebibbia. La reazione dei sindacati: “Tutto ciò è assurdo. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede deve disporre la revoca di questa scellerata decisione”.

La notizia ha del clamoroso. Il carcere romano di Rebibbia ha deciso di organizzare un corso di boxe per i detenuti. Tale decisione ha indignato molte persone e ha scatenato la reazione dei sindacati. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre di più le aggressioni in carcere contro gli agenti penitenziari.

Questo il duro commento di Donato Capece, segretario generale del ‘Sappe’, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria: “Tutto ciò è assurdo. Piuttosto che trovare soluzioni idonee agli eventi critici che sistematicamente si verificano nelle carceri, piuttosto che impiegare i detenuti in opere di recupero ambientale (come la pulizia delle spiagge, dei sentieri, degli alvei dei fiumi, dei giardini pubblici) per trovare soluzione all’ozio penitenziario nel quale i ristretti stanno 24 ore al giorno, a Rebibbia si pensa a mettere i detenuti in condizione di imparare le migliori tecniche per magari aggredire i poliziotti”.

A Rebibbia è stato reso disponibile un corso di boxe per i detenuti. I sindacati non ci stanno: “Chiediamo l’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede”

Capece ha proseguito, invocando buonsenso nel governo e l’intervento, in particolare, del Ministro Bonafede: “Chiedo l’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che disponga la revoca di questa scellerata decisione”.

Il capo del sindacato ha evidenziato come negli ultimi anni le violenze contro i poliziotti nelle carceri italiane siano aumentate esponenzialmente: “Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa. Siamo passati dalle 378 aggressioni agli agenti del primo semestre 2019 ai 502 del successivo semestre, dai 737 ai 1.119 telefonini rinvenuti e sequestrati ai detenuti, dalle 477 minacce-violenze-ingiurie alle 546, dalle 3.819 alle 4.179 manifestazioni di protesta. Senza dimenticare le recenti rivolte in oltre trenta strutture detentive sull’intero territorio nazionale, con circa 60 poliziotti penitenziari feriti e contusi, 13 detenuti morti per abuso di farmaci (9 a Modena e 4 a Rieti), interi reparti detentivi devastati, incendiati e distrutti, agenti sequestrati, maxi evasioni, fuoco e fiamme un po’ ovunque. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia penitenziaria”.