Coronavirus in Italia: aumentano i casi, ma si può davvero parlare di seconda ondata?

I nuovi dati emersi dal bollettino pubblicato ieri destano non poca preoccupazione al virologo Burioni. Ma c’è chi, invece, non parla di seconda ondata vera e propria

Non è particolarmente ottimista il nuovo bollettino sul coronavirus in Italia, che mostra un’impennata di contagi che conta 1851 casi e 19 decessi. Dati che preoccupano non poco il virologo Roberto Burioni, che in un tweet definisce il virus “infettivo e nocivo come nella scorsa primavera”. Ma quali sono gli scenari possibili che potrebbero verificarsi in questo delicato autunno? Si può davvero parlare di “seconda ondata”, come tanti l’hanno definita?

Obbligatorio l’uso delle mascherine, ma anche all’aperto?

Per il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, lo scenario peggiore si potrebbe verificare se i contagi giornalieri arrivassero a superare la quota di 7-8 mila unità: in questo caso sarebbe quasi indispensabile ricorrere a misure drastiche come quella di un nuovo lockdown autunnale. Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’OMS nonché membro del Comitato, ad agosto aveva definito “improbabile” un nuovo lockdown, ma i mesi passano e i contagi aumentano.

Un’ipotesi, questa, che sarebbe ovviamente devastante per l’economia del Paese. Quali allora le possibili alternative? Per Fabio Ciciliano, dirigente della Protezione civile e membro del Comitato tecnico scientifico, saremmo presto tenuti a tornare all’utilizzo obbligatorio della mascherina, che potrebbe essere una misura “inevitabile” dato che non tutti osservano in modo rigido le norme igienico sanitarie. L’obbligo della mascherina anche all’aperto è una misura effettivamente già adottata da alcune regioni, come Campania e Sicilia e, a brevissimo, anche dal Lazio.

Si può parlare realmente di seconda ondata?

Risulta difficile stabilire con certezza che tipo di andamento avrà la diffusione del virus se le misure non vengono rispettate rigidamente. Quel che è certo è che vi sono indubbie “spie rosse”, come le ha definite la fondazione Gimbe che svolge un monitoraggio indipendente: attualmente si parla di “Un numero assolutamente gestibile e per nulla paragonabile ai numeri dello tsunami di febbraio-marzo”, ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha poi precisato: “Mille persone in terapia intensiva e 9-10mila ospedalizzati entro Natale sarebbero cifre gestibili“, una previsione questa che è “molto azzardata (e che) può essere ovviamente rialzata da fattori imprevedibili, così come abbassata da fattori altrettanto imprevedibili . Si basa solo sulla attuale velocità di crescita e sui giorni che passano, quindi su due variabili note e non modificabili”.

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