Fenomeno Jonathan Galindo: su Facebook compaiono i profili fake, facciamo chiarezza

Apparso recentemente sui social, il profilo fake con il nome del personaggio inventato, che indurrebbe gli adolescenti e i bambini a suicidarsi, ha generato moltissime interazioni da parte di utenti inferociti. Ma è una bufala, e a volte è necessario fare chiarezza

Jonathan Galindo è su Facebook: ha la foto associata al personaggio, ha specificato il suo trasferimento a New York e lavora per 666, ossia il numero del diavolo. Un profilo, questo, nato chiaramente con l’intento di provocare gli utenti della piattaforma, che si sono riversati sulla pagina per insultare il presunto adescatore di bambini. Un profilo palesemente esagerato, dove addirittura l’ipotetico Galindo farebbe riferimento al suo lavoro per il demonio. Ma non è il solo: sono tantissimi i profili, alcuni sempre come lavoro presso 666, altri che vivono a Città del Messico, che hanno generato reazioni indignate di moltissime persone. 

 

 

Un “troll” dietro il profilo di Jonathan Galindo

Va fatta chiarezza, però, perché sono in tantissimi a finire in queste trappole goliardiche in rete. La pratica in cui sono incappati gli utenti interessati si chiama “trolling” e chi la realizza è un “troll”, termine che nel gergo delle comunità online indica coloro che, con il puro gusto di infastidire e vedere le reazioni infuriate degli altri utenti, mandano messaggi provocatori o senza senso o, come in questo caso, possono arrivare a creare profili falsi con il puro scopo di divertirsi leggendo le reazioni infuriate delle persone. Una trappola che, nonostante ne siano state rivelate le modalità e quant’altro, continua a funzionare.

Il fenomeno Jonathan Galindo: fra verità e fake

Di questo fenomeno ne avevamo già abbondantemente parlato in alcuni articoli precedenti, soprattutto dopo il suicidio del bimbo di Napoli che sarebbe stato adescato in rete da qualcuno che lo avrebbe spinto a suicidarsi. C’è chi, fra gli stessi interessati nelle indagini, ha pensato che si trattasse di Jonathan Galindo: per maggiori chiarimenti su chi sia questa “figura”, di cui non si ha contezza se esista realmente o meno, vi mettiamo i link qui sotto: 

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Per quanto complesso, e forse sicuramente riservato agli addetti al settore, in quanto utenti e navigatori della rete dobbiamo dotarci di strumenti sufficienti per fare distinzione fra una notizia e un fenomeno falso ed uno vero o parzialmente tale.

E’ certo, indubbiamente, che online esistono degli adescatori che fanno leva sull’ingenuità dei bambini e sulla vulnerabilità degli adolescenti: per questo genitori e tutori devono essere sempre all’erta su quali tipi di siti i bambini si trovino a navigare. Allo stesso tempo, però, bisogna guardare con criticità i nuovi fenomeni della rete, che spesso nascono dal puro gusto di utenti esperti che, conoscendo le dinamiche del web, approfittano per creare scompiglio, far arrabbiare gli utenti,  testare la robustezza di un sistema o per modificare le opinioni degli altri.

A prescindere da quali siano le finalità, ciò che conta è riconoscerle: che gli adescatori esistano, lo ribadiamo, è vero ed è quanto di più pericoloso possa esistere, ma allo stesso tempo dobbiamo riflettere sul fatto che Jonathan Galindo potrebbe essere tanto una verità quanto un nuovo inquietante fenomeno passeggero, inventato solo per creare scompiglio.

Quel che è certo è che quel bimbo di 11 anni, come tanti altri, non c’è più, e la rabbia terribile che può attanagliare tutti noi, in primis la famiglia, ha poco senso riversarla in rete contro un troll: a volte un po’ di riflessione o di silenzio può essere più utile di tante parole di odio fine a sé stesse.

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