Hassan e Osman vengono assolti dalla Corte d’Appello dopo 3 anni di carcere: “Il reato non è avvenuto”

Hassan e Osman sono stati condannati e costretti a rimanere in carcere per 3 anni per un reato che in appello si è scoperto che non avevano commesso.

La storia di Moulid Hassan e Osman Ahmed, cittadini somali residenti a Piazza Armerina, ha dell’assurdo. I loro guai con la giustizia iniziano nel luglio del 2017, quando una donna che hanno ospitato in casa per una settimana li denuncia per sequestro ed estorsione. La donna, loro connazionale, dice agli agenti che i due uomini l’hanno adescata promettendole di farle raggiungere Milano, quindi l’hanno tenuta segregata in casa insieme alla figlia finché un parente non ha pagato loro un riscatto di 300 euro.

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In seguito alla denuncia i due uomini sono stati presi in custodia e accusati di sequestro di persona. Contestualmente è stata predisposta la carcerazione preventiva. Durante la fase d’indagine non è stato ascoltato alcun testimone e non c’erano prove, ad esclusione della testimonianza della donna, contro di loro. In fase di processo, inoltre, l’ordine giudicante della Corte d’Assise ha riscontrato qualche lacuna nella testimonianza della donna, ciò nonostante sono stati condannati a 15 anni di carcere.

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Il processo d’appello e l’assoluzione dei due imputati dopo 3 anni di carcere

Sono passati tre anni dalla condanna a quando è stata emessa la sentenza della Corte d’Appello. Durante il processo di secondo grado i legali dei due imputati, l’avvocato Guido Moschella e l’avvocato Monica Catalano, hanno presentato prove a favore della versione fornita dai due assistiti. Determinante è stata la testimonianza di una donna che conosce bene gli imputati e che ha conosciuto nel periodo in cui si sarebbe svolto il loro reato anche la donna che li ha accusati.

Dalla ricostruzione processuale emerge che la donna ha lasciato arbitrariamente, insieme ad un altro nucleo familiare, il centro accoglienza in cui era stata dislocata insieme alla figlia, fatto che è stato appurato in fase di investigazione e messo agli atti. Solo successivamente Osman e Hassan le hanno offerto ospitalità per solidarietà, visto che tutti e tre sono somali. E’ stato Hassan a lasciarle a disposizione la casa, trasferendosi per quel periodo dal coimputato. In quella settimana non c’è stata alcuna forma di costrizione: la donna infatti aveva le chiavi di casa ed era libera di uscire quando voleva. La teste ha inoltre specificato di essersi incontrata con lei diverse volte nel centro cittadino, proprio durante il periodo del presunto sequestro.

Ascoltate le testimonianze e valutate le prove, lo scorso 30 settembre la Corte d’Appello ha deciso che il reato non sussiste ed ha assolto i due imputati. A distanza di 3 anni dalle accuse ricevute e dalla condanna al carcere, dunque, oggi Osman e Hassan sono nuovamente degli uomini liberi. Resta da capire per quale motivo non sono state cercate ulteriori prove e testimonianze durante la prima fase istruttoria.