Operatore sanitario violenta una disabile positiva al covid-19 e la mette incinta mentre la struttura era zona rossa

Il responsabile della violenza, un’operatore sanitario 39enne con figli, ha confessato. La struttura di accoglienza si costituirà parte civile contro di lui  

E’ di violenza sessuale aggravata l’accusa mossa dalla procura di Enna nei confronti di L.A., 39 anni, l’operatore socio sanitario del centro specializzato l’Oasi di Maria Santissima di Troina, che ha violentato una ragazza diversamente abile ospite della struttura, ai tempi positiva al covid-19. L’uomo ha confessato dopo un lungo interrogatorio.

Quel terribile lockdown nell’Oasi

Questa terribile storia ha inizio a marzo, quando venne istituito il lockdown. Verso aprile la struttura specializzata in provincia di Enna diventa zona rossa a causa della presenza di ben 162 persone positive fra pazienti ed operatori. L’istituto, che è un Centro specializzato nella riabilitazione di deficit psichici di giovani pazienti affetti da autismo o da anziani con patologie legate alla involuzione senile, finisce al centro delle indagini della magistratura, che inizia ad ipotizzare reati come omicidio ed epidemia colposa. L’Oasi venne commissariata e nella struttura furono inviati infermieri e medici specialistici sia dell’Esercito che della Marina.

Fra i positivi la vittima, una 26enne diversamente abile affetta da gravi patologie mentali. Gli assistenti che si prendono cura della giovane donna avevo notato nelle scorse settimane avevano notato qualcosa di diverso in lei. Ma l’aumento di peso della ragazza era stato attribuito inizialmente al fatto che, durante il lockdown, ai pazienti della struttura era stato concesso di mangiare di più o magari a causa dei farmaci che quotidianamente deve assumere.

Incinta dopo la violenza mentre aveva il covid-19

Alla fine la sconvolgente verità: la 26enne è incinta ed è alla 25esima settimana. Immediata la denuncia dei genitori della donna, che hanno fatto partire le indagini della squadra mobile guidata dal vice questore Nino Ciavola, dalle quali è emerso che la violenza sessuale ai danni della vittima sarebbe avvenuta durante il lockdown. L’inchiesta ha coinvolto tutti gli operatori sanitari della struttura, con gli investigatori che hanno ascoltato tutti gli assistenti che, durante quei mesi, si sono alternati nei turni. Coinvolta anche la polizia scientifica, che ha effettuato prelievi per l’esame del Dna.

Ieri notte la svolta: l’uomo, convocato dalla magistratura, è apparso immediatamente nervoso. Dopo l’interrogatorio e il risultato delle analisi la squadra mobile di Enna ha fermato con l’accusa di violenza sessuale aggravata l’operatore L.A., che davanti a magistrati e polizia ha reso piena confessione. L’uomo ha ammesso, infatti, di aver abusato sessualmente della ragazza, di cui era assistente, approfittando dell’assenza di infermieri (il reparto in cui era stato assegnato era quello covid), noncurante sia delle condizioni mentali della donna che fisiche, dato che era affetta da coronavirus.

Il 39enne, dipendente della struttura da due anni, è sposato con due figli.

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