Corteo in Nigeria contro gli abusi della polizia: 12 morti. Nel weekend le denunce in Serie A

Le manifestazioni pacifiche avevano avuto inizio due settimane fa contro la “sars”, una formazione speciale del Ministro dell’Interno contro le rapine, che si era trasformata in realtà in un’aggregazione tirannica che depredava e minacciava i cittadini

In Nigeria da due settimane stanno divampando le proteste, del tutto pacifiche, contro l’abuso del potere da parte delle forze dell’ordine, ed in particolare dalla “Sars”, una squadra speciale anti rapina della polizia. Formatasi nel 1984 durante il regime militare, la squadra si era trasformata, in realtà, in una vera e propria tirannia: il gruppo è accusato di atti gravissimi, come estorsione e minacce ai danni della popolazione, omicidi e torture. Dopo le manifestazioni la formazione è stata sciolta, ma le violenze sui manifestanti sono continuate. Va specificato che nel frattempo, a Lagos, il coprifuoco è attivo 24 ore su 24. I manifestanti hanno lanciato l’hashtag #endSars. 

12 morti solo ieri sera: la denuncia di Amnesty International

Nel frattempo continua a salire il numero dei manifestanti deceduti per mano della polizia e dei militari a Lagos, in Nigeria, dove ieri sera 12 persone disarmate e con intenti pacifici sono state uccise ed altre rimaste ferite dai soldati schierati. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni oculari, i soldati in uniforme hanno aperto il fuoco al casello di Lekki dopo aver barricato il sito della protesta pochi istanti prima di sparare. Dai filmati trasmessi in diretta sui social media si vedono i manifestanti che si prendono cura dei feriti. Amnesty international ha dichiarato di aver ricevuto rapporti sconvolgenti sul numero di manifestanti inermi uccisi, rapporti che vengono rinnegati costantemente dall’esercito. In un tweet, Amnesty International Nigeria ha affermato di aver “ricevuto prove credibili ma inquietanti di un uso eccessivo della forza che ha provocato la morte di manifestanti al casello di Lekki a Lagos”. Il portavoce di Amnesty International Isa Sanusi ha successivamente dichiarato: “Le persone sono state uccise al casello dalle forze di sicurezza […] stiamo lavorando per verificare quante”. Le istituzioni, nel frattempo, hanno affermato di aver aperto un’indagine sull’incidente

Le denuncia dell’attaccante del Napoli e del Crotone: “Basta violenze in Nigeria”

A denunciare le violenze commesse in Nigeria nel fine settimana sono stati anche due noti calciatori italiani della serie A. L’attaccante del Napoli Osimhen, dopo il gol nella partita contro l’Atalanta, ha mostrato una maglia con la scritta “end police brutality in Nigeria”. Alla denuncia si è unito anche l’attaccante del Crotone, Simy, che dopo il gol alla Juventus ha portato in campo all’attenzione di tutti quanto sta accadendo nel Paese africano mostrando anche lui una maglia con la stessa scritta. Su Instagram Simy ha scritto: “Ai nostri eroi caduti, a tutte le nostre famiglie ferite, a tutti i nostri genitori, fratelli e sorelle col il cuore spezzato, io non riesco a trovare le parole giuste per potervi confortare abbastanza dal vostro grande dolore, ma posso promettervi una cosa oggi: le nostre lacrime e quelle dei nostri Caduti non saranno invano. Il cambiamento sta per arrivare“. 

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