“Rinchiudersi in casa? Questa volta sarà più difficile”: la psicoterapeuta Slepoj spiega il perché

La psicoterapeuta Vera Slevoj mette in guardia sulle difficoltà psicologiche che si manifesteranno nell’accettare nuove misure stringenti dopo il via libera estivo: “E’ stato fatto un grande errore psicologico”

“Psicologicamente questa volta sarà più difficile di prima”: è così che la psicoterapeuta Vera Slevoj commenta le nuove abitudini a cui tutti gli italiani saranno costretti ad adattarsi in questa nuova fase di ripresa dei contagi. La Slevoj si dice particolarmente preoccupata per lo stato di salute mentale degli italiani, “fiaccati nello spirito” e scoraggiati dal ritorno di un nuovo lockdown.

Nuovo lockdown? La soglia delle terapie intensive che lo farà scattare

Mentre si teme per la salute fisica degli italiani, non bisogna in alcun modo sottovalutare quella mentale. Le notizie sull’ipotesi del nuovo lockdown terrorizzano, infatti, tutta l’Italia. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, all’interno dell’esecutivo si discute di un’ipotetica soglia che lo potrebbe far scattare: 2.300 ricoverati in terapia intensiva.

Perché sarà difficile per tutti accettare di stare a casa?

Le accorate preghiere di Conte e Speranza riecheggiano in tutta la nazione “state a casa, se non per spostamenti necessari”. Richieste che, in realtà, sono un vero e proprio aut aut: o rimanete a casa voi o vi faremo rimanere a casa noi. Ma questa volta, secondo la terapeuta, sarà difficile mettersi in auto isolamento volontario, e spiega il perché “Oggi non riusciamo più ad accettarlo” spiega la terapeuta “perché è stato fatto un grande errore psicologico. Si è passati dalla paura, all’illusione vuota di quell’andrà tutto bene senza fondamento, senza una costruzione di reale responsabilità è stato solo un’utopia del cambiamento, un ottimismo dietro cui negare la realtà. Poi è arrivata l’estate che nella nostra memoria culturale è vacanza, e dunque negazione, rimozione perfino, l’economia in fondo, un alibi per far ripartire tutto e soprattutto per tornare a uscire liberamente. Da qui la riluttanza di oggi di riaccettare la chiusura. Il danno è stato negare, non c’è stata la possibilità di passaggio che ha potuto consolidare l’apprendimento ma solo un atteggiamento euforizzante fine a se stesso, liberatorio. Oggi facciamo i conti“, e a pagare questi conti, adesso, siamo davvero tutti.

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