Chi era il comandante Diavolo, eroe della Resistenza morto a 101 anni

comandante diavolo germano nicoliniSe n’è andato Germano Nicolini, meglio noto come comandante Diavolo, il nome di battaglia che lo rese tra i massimi protagonisti della Resistenza in Emilia. 

Nicolini si è spento ieri sera a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Il prossimo 26 novembre avrebbe compiuto 101 anni.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne arrestato dai tedeschi a Roma, ma riuscì successivamente a fuggire dalla prigionia nazista e ad arruolarsi nel battaglione Sap della brigata Fratelli Manfredi, diventandone in seguito comandante.

Il soprannome “Dievel” (Diavolo in emiliano, ndr) deriva da un’altra rocambolesca fuga dai tedeschi, in una zona che Nicolini credeva sicura. “Mi buttai giù e corsi zigzagando tra gli alberi, mentre quelli sparavano all’impazzata – raccontò successivamente il partigiano – Da una finestra due sorelle, nostre staffette, esclamarono: “L’è propria al dievel”.

Subito dopo il conflitto, nel 1946, divenne anche sindaco di Correggio, eletto con il Partito Comunista Italiano. Nel dopoguerra venne accusato dell’omicidio di don Umberto Pessina e condannato a 22 anni di reclusione.

Solo nel 1994 vennero fuori i nomi dei veri assassini

Un assassinio che Nicolini non aveva mai commesso, come emerse solo mezzo secolo più tardi, nel 1994, quando William Gaiti confessò il delitto che commise assieme a Cesarino Catellani ed Ero Righi.

“Perdonarli? Non si può usare la parola perdono. Ero un bersaglio facile, un giovane sindaco di paese. Hanno colpito me perché si faticava ad accettare che si parlasse di riconciliazione“, disse il comandante Diavolo in un’intervista riportata anche dall’ANSA, lasciando intendere che i vertici del Partito fossero a conoscenza della sua innocenza.

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