Coronavirus, il nuovo studio: chiusura scuole per 4 settimane ridurrebbe la trasmissione del 15%

conseguenze chiusura scuoleSecondo uno studio avviato in Cina e pubblicato da Lancet le scuole giocherebbero un ruolo rilevante nel velocizzare o meno i picchi di epidemia

Quattro settimane di scuole chiuse potrebbero comportare una riduzione della trasmissione del Coronavirus del 15%. Il dato è frutto di uno studio che ha preso in esame sia l’impatto che l’efficacia delle misure restrittive attuate per circoscrivere o arginare i contagi non solo in Italia ma in 131 diversi Paesi. I risultati pubblicati da Lancet mostrano come l’ambiente scolastico nella sua totalità, ed in particolare tutto ciò che riguarda gli spostamenti per raggiungere la scuola o tornare a casa ed i contatti di bambini e adolescenti con gli adulti, rappresentino un importante veicolo di trasmissione della malattia. Chiudere per un limitato periodo di tempo gli istituti scolastici dunque permetterebbe di ritardare i picchi di epidemia riducendo il contagio dell’influenza. Coronavirus

Riduzione netta della diffusione in meno di un mese

Lo studio è stato avviato in Cina e pur mostrando come non sia possibile fermare completamente la trasmissione del virus semplicemente chiudendo le scuole dall’altro conferma che potrebbe andare a ridurre in modo consistenza il picco di incidenza di un valore compreso tra il 40 ed il 60% ritardando di fatto l’epidemia nei vari paesi. Il virologo Roberto Burioni ha analizzato lo studio diffondendolo sui social:  “La chiusura delle scuole – si legge – da sola potrebbe ridurre la trasmissione del 15% dopo 28 giorni”. Si evidenzia inoltre che “con la riapertura degli istituti la trasmissione potrebbe nuovamente aumentare del 24% dopo 28 giorni”. Questo studio non ha però preso in esame altre iniziative anti-contagio legate al ritorno degli alunni in aula come il distanziamento, i banchi singoli o i divisori. Inoltre non è stato ancora possibile, si legge, “valutare l’effetto della riapertura di diversi livelli di scuola”.