Vescovo negazionista muore di Coronavirus: il funerale si trasforma in un focolaio di contagi

vescovo negazionista contagiato

Il vescovo della chiesa ortodossa serba, che ai fedeli parlava di “vaccino di Dio” è stato contagiato dal Coronavirus ed è morto. In migliaia ai funerali senza mascherine nè distanziamento.

Negava l’esistenza del Coronavirus tanto da mostrarsi in pubblico senza mascherina, violando le norme sanitarie, ma non solo ha contratto il virus, è anche deceduto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni ed il suo funerale si è trasformato in un focolaio. È morto così il vescovo della chiesa ortodossa serba Amfilohije Radovic che pur non negando direttamente l’esistenza del Coronavirus, comunicava messaggi di ottimismo e positività ai suoi fedeli mentre l’Europa si trovava a fare i conti con la prima difficile ondata di contagi. “In attesa del vaccino – diceva il vescovo – abbiamo i pellegrinaggi, il Vaccino di Dio”, chiedendo loro di avere fiducia nella provvidenza e comunicando questi messaggi senza indosso la mascherina. Radovic sosteneva inoltre che l’epidemia non era così grave come la dipingevano i giornali.

Contagiato anche il capo della chiesa ortodossa serba

Purtroppo si sbagliava e lo ha capito da solo poco tempo dopo quando ha contratto l’infezione che lo scorso 30 ottobre lo ha portato alla morte. Pochi giorni dopo il funerale è stato celebrato a Podorica, in Montenegro, e migliaia di persone sono intervenute creando pericolosi assembramenti, e baciando la bara aperta. E così nei giorni successivi si è originato un vero e proprio focolaio con numerosi contagiati tra i quali il 90enne capo della chiesa ortodossa serba, il patriarca Irinej, ricoverato in un ospedale a Belgrado. Decine di persone avrebbero contratto il virus, tra le quali anche il successore di Amfilohije che come indicato dalla Bbc avrebbe una lieve polmonite. Del resto al corteso tantissime persone non indossavano le mascherine stando le une vicine alle altre. Proprio come faceva il vescovo in vita, guidando marce contro la legge sulla proprietà religiosa nonostante il divieto, quale norma anti-coronavirus, di organizzare raduni pubblici.