Tracciamento, medicina sul territorio, strutture ospedaliere rafforzate, tamponi veloci: l’insegnamento tedesco

Merkel in mascherina

Report, nella puntata di ieri, ha ricostruito la lunga catena di errori a livello locale che ha portato la Lombardia ad essere è una delle regioni al mondo dove il virus ha ucciso di più.

Troppi gli errori commessi. Risultato: 16mila decessi su una popolazione di dieci milioni di abitanti.

Dal grido di: LA LOMBARDIA NON SI FERMA! siamo giunti ad un nuovo lockdown.

I numeri di oggi seguono un trend in crescita che parte da lontano, da questa estate, l’estate delle spiagge col distanziamento (ma non ovunque) e dei locali da aprire per non fermare l’economia.

Ricostruendo a ritroso la “storia”, si parte dalla Sardegna che ad agosto, ricorderete, è stata al centro di un ampio dibattito politico dopo che il presidente Solinas aveva chiuso le discoteche in seguito a un’impennata di contagi provenienti dai locali notturni per poi riaprire tutto per “non pregiudicare tutti gli investimenti economici fatti”.

Report ha appunto ricostruito i fatti che hanno indotto la politica a correre seri rischi nella gestione dei contagi.

Ci racconta poi come è stata invece gestita in Germania la pandemia durante la prima ondata. Il primo caso è stato di un dipendente della Webasto, azienda che produce componenti per auto alle porte di Monaco.

Il 27 gennaio un suo dipendente contatta il centro per malattie tropicali; ha avuto sintomi non gravi ma è stato in contatto con una manager cinese che risulta positiva al coronavirus.

La Baviera è stata la regione più colpita in Germania e il governo ha deciso di garantire tamponi per tutti, quelli che ne fanno richiesta, gratis, è lo stato a coprire la spesa. Qui ci sono stati 580mila casi di positivi: i tamponi molecolari sulla popolazione sono fatti attraverso gli studi di alcuni medici di base, selezionati.

In questi studi si fanno anche due, tre tamponi a settimana, i pazienti si prenotano online, usando una mail, seguendo un protocollo che non mette in contatto i pazienti che devono essere testati con tutti gli altri pazienti che devono accedere allo studio.

“Durante la prima ondata di covid, i medici di base hanno avuto un ruolo fondamentale – racconta un medico di famiglia – l’80% dei positivi sono stati individuati negli studi dei medici di base, così abbiamo evitato che finissero dentro gli ospedali”.

In Italia i medici di base non hanno mai eseguito tamponi e i pronto soccorso e i reparti degli ospedali sono stati inondati da pazienti positivi che hanno contagiato medici, infermieri e altri pazienti ricoverati.

In Italia nel primo mese di pandemia abbiamo fatto in tutto 230mila tamponi, tanti quanti la Germania ne faceva in tre giorni: alla fine della prima ondata la Germania conta 9400 morti, l’Italia 36000.

Al momento la Germania è la nazione che può contare del maggior numero dei posti letto in terapia intensiva in Europa in rapporto al numero di abitanti, con circa 28.000 posti letto totali contro i circa 5000 dell’Italia, che si colloca al 19° posto su 23 Paesi europei.