NN intervista Eduardo De Felice: “Ordine e disordine il mio album introspettivo”

A due anni di distanza da “E’ Cosi”, Eduardo Sossio De Felice torna con il suo nuovo album “Ordine e Disordine” rinnovando il sodalizio artistico con Claudio “Gnut” Domestico. Il disco pubblicato per etichetta Apogeo Records è un lavoro introspettivo, in bilico tra emozioni, speranze e propositi, con un sguardo soggettivo e universale, che pone al centro la musica come valore piacevolmente intimo e personale.

Partirei subito dal titolo “Ordine e Disordine”. Come si sposa il tuo progetto con il momento difficile e labile che stiamo vivendo?

“Ordine e disordine” come progetto nasce naturalmente prima di questo periodo difficile ed ha subìto slittamenti per la pubblicazione prevista inizialmente in primavera. La nostra speranza era che la situazione migliorasse, pertanto abbiamo opzionato il 30 ottobre ma, come sappiamo, alla fine, la situazione non è cambiata. L’aspetto negativo quindi è non aver potuto fare una presentazione e non poter fare nessun live. Ci stiamo quindi affidando ai social, ai magazine, alla carta stampata ed alle radio oltre che al passaparola però, per quanto stia avendo ottimi riscontri, mi sono reso conto che c’è un immenso bosco lì fuori dove è sempre più difficile coinvolgere nuovi ascoltatori. Per quanto riguarda invece il disco inteso come insieme di brani, direi che nemmeno a farlo a posta, si sposa benissimo con questo periodo perché, se dovessi paragonarlo per atmosfere ad una stagione, sarebbe sicuramente l’autunno, in quanto contiene molte canzoni introspettive che raccontano di stati d’animo, riflessioni sul tempo che scorre, sulla fragilità dell’essere umano tra nostalgie, speranze, illusioni e propositi. Motivo per cui, anche canzoni come queste, molto intime e personali, possono avere diverse interpretazioni oggettive e diventare quindi attuali ed universali.

Come nasce la tua amicizia e collaborazione con Claudio “Gnut” Domestico ?

L’amicizia con Claudio risale ai primi anni 2000. Abbiamo frequentato lo stesso liceo anche se in sedi differenti ed ho praticamente visto nascere e crescere il suo progetto “Gnut”. Poi lui è andato avanti con la musica mentre io mi sono fermato per un lungo periodo che ci fatto perdere un po’ di vista. Nel 2016 ci siamo rincontrati: io avevo ripreso da qualche anno pubblicando l’EP “Viaggio di ritorno” e stavo ultimando le registrazioni del singolo “Succede così”, realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding per un nuovo disco. Così gli parlai della mia idea di voler realizzare un album e gli proposi la direzione artistica. Claudio si dimostrò subito disponibile e cominciammo insieme a lavorare a questo nuovo progetto anche se avendogli presentato delle vere e proprie pre produzioni complete di arrangiamenti, si dovette limitare ad un lavoro di supervisione per non snaturare troppo quel tipo di progetto che avevo in mente. Fu così che nacque nel 2018 “È così”. Qualche tempo dopo l’uscita di quell’album, mi ritrovai davanti vecchie idee conservate tra fogli e files e decisi di riprenderle. Man mano che le riascoltavo prendeva sempre più piede la convinzione che la persona più adatta a lavorarci sarebbe stata Claudio. Gli ho proposto quindi questa nuova collaborazione partendo da idee e provini realizzati con il solo pianoforte in modo da dargli piena libertà di espressione e poche linee guida. Data la natura dei brani, ero intrigato dall’idea di affacciarmi nel suo mondo e devo dire che il suo contributo è stato molto importante. Alle registrazioni hanno partecipato gli stessi musicisti del disco precedente creando quindi anche una sorta di continuità. Ma oltre a Gianluca Capurro, Valerio Mola, Roberto Porzio e i fratelli Marco e Luca Caligiuri, a questo album, si sono aggiunti altri preziosi elementi come Michele Signore, Ciro Riccardi, Francesca Masciandaro, Sara Sgueglia, Peppe Innaro e Carlo Di Gennaro che hanno contribuito a creare un vero e proprio clima magico di cui ha poi beneficiato tutto l’album.

Nei testi, ci ha colpito “In fondo al buio”, un testo molto profondo, molto in bilico tra illusione e speranza. Come è nato?

Questo brano è nato in seguito alla perdita, dopo una malattia, di una persona alla quale ero molto legato. In questa canzone c’è una profonda riflessione sul senso che diamo alla nostra vita, su come sia tutto così labile e come tutto possa cambiare da un momento all’altro. Scrivendo di questa persona ho provato ad immaginarne i pensieri, immedesimandomi in quella situazione. Inizialmente la canzone aveva un testo molto più lungo e durava oltre 5 minuti ma, nelle fasi di missaggio, ogni volta che la ascoltavamo avevamo sensazioni contrastanti, tanto che stavamo prendendo seriamente in esame l’ipotesi di escluderla dall’album. Poi un giorno Claudio ebbe un’intuizione che ha praticamente trasformato il brano e finalmente convinto tutti.

Claudio, sotto che aspetto hai curato la direzione artistica del progetto?

È molto difficile elencare tutte le mansioni di un produttore artistico senza correre il rischio di sembrare autocelebrativo. Diciamo che mi sono divertito molto a formare la squadra che ha realizzato il disco e a dirigere i lavori in studio. Il mio ruolo è stato quello di “vestire” le belle canzoni di Eduardo con i “colori” che sentivo più adatti al suo carattere.

Che momento sta vivendo la musica in questo periodo secondo te?

Credo che la musica come fenomeno sociale sia, come è sempre stato, in ottima forma. Non posso dire lo stesso per la discografia che è un settore in crisi da molti anni. Purtroppo, in questo assurdo periodo storico, ci stiamo accorgendo di quanto è dolorosamente poco considerata dalle istituzioni la categoria degli operatori dello spettacolo. “Ha dà passà a nuttata”.

Foto: Aldo De Felice

Sergio Cimmino