Tradizioni di Natale: perché ci si bacia sotto al vischio?

A poche settimane dall’inizio del Natale, scopriamo come è nata una delle tradizioni più famose di sempre: il bacio sotto il vischio

I festeggiamenti di Natale e capodanno, soprattutto in Italia, sono vissuti all’insegna di decennali tradizioni che vengono ripetute ogni anno. Fra queste c’è il bacio sotto il vischio, che si dice porti fortuna alla famiglia e agli innamorati che lo fanno. Ma vediamo come è nata questa usanza e perché, in realtà, è un po’ contraddittoria con il simbolo stesso del vischio nella tradizione nordica, dove invece è simbolo della morte.

Come è nata la tradizione del bacio sotto il vischio

Così come la tradizione dell’albero di Natale, anche questa ha origini pagane: i sacerdoti dei Celti, i druidi, attribuivano al vischio un enorme potere in quanto vive e riesce a crescere senza toccare terra. Era quindi considerata come simbolo degli dei, in aggiunta al fatto che la pianta ha dei poteri curativi. Va detto, però, che il vischio può essere anche velenoso, e per tale motivo i Druidi lo raccoglievano soltanto nei casi di estrema necessità e solo in determinate condizioni: chi lo prendeva doveva utilizzare uno strumento di oro, essere digiuni e scalzi e avere addosso dei vestiti bianchi. Ma nella tradizione nordica, furono i vichinghi a dare vita alla vera leggenda, simbolo del passaggio dalla morte alla rinascita: la leggenda di Baldur.

La leggenda di Baldr (o Baldur)

Nella mitologia norrena, il vischio viene associato alla figura di Baldr (o Baldur), fratello minore del più celebre Thor, Dio del tuono e della tempesta raffigurato nell’iconologia con in mano un martello. In una premonizione la madre di Baldr, Frigg, scoprì che il figlio sarebbe morto prematuramente. Per cercare di scongiurare la terribile fine dell’amato figlio, la dea fece giurare a tutti gli elementi viventi e vegetali che non gli avrebbero mai fatto del male, ma fatalmente se ne dimenticò uno, il vischio. Baldr, che era considerato il più bello e il più buono fra tutte le divinità, aveva attirato le invidie del dio dell’inganno Loki, figlio di Odino, che per toglierlo di mezzo decise di sfruttare questa debolezza (un po’ come il mito del tallone di Achille) costruendo dei dardi avvelenati con il vischio. Il maligno Loki non si sporcò le mani in prima persona, e li fece scagliare con l’inganno da Hǫðr, il fratello cieco di Baldur, che era totalmente ignaro di quello che stava succedendo. La madre accorse sul cadavere dell’amato figlio e le sue lacrime, diventando bacche del vischio, riuscirono a far tornare Baldur in vita. Da allora la dea Frigg decise di innalzare il vischio a simbolo dell’amore universale: chiunque passerà sotto ad un vischio baciandosi, avrebbe avuto protezione nella vita amorosa.

Dal mito all’usanza ottocentesca

L’origine della tradizione di baciarsi sotto il vischio durante le festività natalizie e di capodanno si fanno risalire, invece, alla fine dell’Ottocento in Inghilterra, dato che il primo a farne menzione nella letteratura e nella storiografia in generale fu Charles Dickens nel 1836. 

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