Uccise la moglie a coltellate, ma viene assolto per “delirio di gelosia”: la sentenza fa discutere

Femminicidio

“Delirio di gelosia”.  E’ un disturbo delirante, una forma morbosa ossessiva, insensata, paranoica…

Si chiude così il processo. Assolto per un vizio di mente Antonio Gozzini, classe 1940, che un anno fa uccise la moglie Cristina Maioli, 62 anni, docente di Lingua e Letteratura italiana all’Itis Castelli di Brescia. Fu preda di un delirio di gelosia ha stabilito la Corte d’Assise di Brescia.
Gozzini si avventò sul corpo della consorte addormentata. L’ha prima tramortita con un mattarello, poi l’ha colpita più volte con un coltello alla gola fino ad ucciderla.
Infine con la stessa lama si era procurato dei tagli ai polsi, pare con l’intento di suicidarsi.

L’avvocato dell’uomo, non presente in aula, aveva chiesto l’assoluzione valutando Gozzini incapace di intendere e volere al momento dell’omicidio, mentre il PM Claudia Passalacqua aveva chiesto l’ergastolo.
Soddisfatta la difesa: “Era in preda ad un evidente delirio da gelosia che ha stroncato il suo rapporto con la realtà e ha determinato un irrefrenabile impulso omicida“.

La senatrice Monica Cirinnà, responsabile diritti per il Pd ha commentato:
“Non sono solita giudicare le sentenze, ma di fronte a un’assoluzione di un delitto per ‘delirio di gelosia’ credo non si possa tacere. Questo femminicidio non è stato riconosciuto come tale e un marito in preda alla gelosia può uccidere la moglie senza essere condannato “.