Natale con la pandemia: ecco cosa successe 100 anni fa con la Spagnola

Cento anni fa la Spagnola colpì il mondo intero e fece oltre 50 milioni di morti. Ma l’attenzione era principalmente rivolta alla vittoria degli Alleati e al ritorno a casa dei soldati.

Il Natale si avvicina e in tempi di coronavirus sono in molti a considerare queste feste come le più tristi degli ultimi 100 anni. L’ultima pandemia risale al periodo 1919-1920, con la Spagnola che fece oltre 50 milioni di morti in tutto il mondo.

Con riferimento agli Stati Uniti d’America, la pandemia passò spesso in secondo piano. Infatti, erano gli anni della fine della Grande Guerra. La gravità delle ondate mortali dell’infezione fu messa in secondo piano dai cittadini e dalla stampa. Erano anche anni in cui la scienza non aveva i mezzi per comprendere come si diffondesse la malattia nel mondo.

Nonostante centinaia di migliaia di persone stessero morendo, gli americani non dibattevano sull’opportunità di riunirsi o meno. Lo storico J. Alexander Navarro conferma: “Al momento del Thanksgiving Day (il giorno del ringraziamento, che si celebra alla fine di novembre) non c’era davvero molto dibattito sull’opportunità di riunirsi o meno. Stessa situazione per le feste natalizie. Così hanno fatto, spesso con una sedia vuota al tavolo”.

In quel periodo stava per finire la Prima Guerra Mondiale e il rientro a casa dei soldati sopravvissuti giocò un ruolo importante nella diffusione della Spagnola.

Il Natale del 1918: l’attenzione era rivolta al ritorno a casa dei soldati al termine della Grande Guerra

Sono molti i documenti che testimoniano un interesse maggiore per la fine della guerra piuttosto che per la pandemia in corso.

Le parole del presidente americano del tempo, Thomas Woodrow Wilson, non menzionavano minimamente la pandemia, ma evidenziavano esclusivamente la gioia di quel periodo di fine guerra: “Quest’anno abbiamo un motivo speciale e commovente per essere grati e rallegrarci”.

Anche il ‘New York Times’ dedicava i suoi articoli alla vittoria degli Alleati, senza menzionare la pandemia: “Alla vigilia di Natale del 1918 migliaia di soldati sarebbero stati accolti nelle case di New York City e invitati a partecipare a balli e feste. In un evento al 71° Regiment Armory su Park Avenue a Manhattan, oltre al divertimento e al ballo, ci saranno 300 libbre di cioccolato fondente fatto da belle ragazze, e tantissime libbre di torta ghiacciata, per lo più preparata dalle loro madri”.

Questi alcuni documenti del tempo che si possono leggere. In una lettera del febbraio 1919 si legge: “Sono stato per tre settimane impegnato a fare le faccende dei vicini e a seppellire i morti. Ho accompagnato più persone quest’inverno di quanto abbia mai fatto in tutta la mia vita. È stato orribile”.

In un’altra lettera di una sopravvissuta: “Il mio cuore si rifiutava quasi di funzionare e le mie labbra e le mie unghie erano di un nero violaceo. Stavo quasi per morire”.