Yo Yo Mundi a NewNotizie.it: “La nostra è una rivoluzione gentile”

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Diciannovesimo album per gli Yo Yo Mundi, la storica band originaria di Acqui Terme, tra le più importanti del panorama folk rock italiano. Oltre trent’anni di carriera artistica e musicale sanciti dal nuovo progetto discografico intitolato “La Rivoluzione del Battito di Ciglia”, a raccontarci questo nuovo album il musicista Paolo Enrico Archetti Maestri.

D: Come è stato lavorare, al vostro diciannovesimo album, in una situazione così delicata e particolare per il mondo della musica e per la società?

R: Per certi versi, affascinante, per altri assai creativo perché di fronte alle difficoltà chi vive di fantasia e costruzione inventa nuove forme di sopravvivenza artistica. Per altri versi è stato assai doloroso, vedere tutta questa approssimazione, questo individualismo portato all’eccesso – noi che facciamo dei valori dell’agire collettivo un’idea di vita -, assistere a queste strumentalizzazioni politiche sulla pelle delle persone, ci ha sconvolto, una volta di più. E una volta di più abbiamo pensato che la svolte storiche si possono compiere solo insieme, senza la follia autolesionista degli uomini forti, senza raccogliere consensi ripetendo menzogne, insieme, in una sorta di nuova unità planetaria che salvi il mondo e la sua natura da una fine prematura e si preoccupi finalmente del futuro dei ragazzi e delle generazioni future alle quali stiamo rubando tutto, con un’ingordigia senza pari. Gli artisti, tutti, ma soprattutto gli invisibili, sono stati penalizzati pesantemente, anche ingiustamente, direi. Ma noi come tanti altri ci siamo adeguati alle indicazioni delle istituzioni e, come la gran parte del nostro mondo artistico, non abbiamo mai voluto unirci al coro dei troppi lamentosi, in questa Italia incapace di equilibrio, consapevolezza e spirito di insieme. E abbiamo messo in atto delle piccole rivoluzioni, siamo usciti in un momento che, gioco forza, è anti economico – non possiamo fare presentazioni, concerti -, ma voleva restituire la nostra musica e queste canzoni a chi, ora, ha bisogno di una carezza, di un sorriso, di un abbraccio sonoro e poi, altra piccola follia “Perché bisogna esserci!”, abbiamo deciso che per tre mesi il nostro album non sarà ascoltabile on line sulle piattaforme preposte perché siamo stanchi di farci derubare dalle multinazionali che “regalano” la nostra musica, gonfiandola di pubblicità, senza restituire agli artisti neppure le virgole. È una violenza e una prevaricazione, ora basta.

D: Nel vostro singolo Ovunque si nasconda vengono citati tre nomi illustri. De André per la musica, Fenoglio per la letteratura e Pazienza per l’arte del fumetto. Perché proprio questi tre personaggi vengono inseriti in questo brano?

R: Un giorno brindando con amici osai dire: “Alla felicità” e poiché gli altri, col bicchiere alzato, mi guardarono ora con aria sconsolata, ora interrogativa, aggiunsi subito “Ovunque si nasconda”, il ritornello, in qualche modo anche la canzone, sono nate così! Questo brano è una gigantesca dedica, ogni frase è stata scelta per ringraziare qualcuno che ha colorato di bellezza la nostra vita, siano essi amici o personaggi celebri (ad esempio la frase: “i sorrisi avvicinano più dei passi”, l’abbiamo ascoltata da Ezio Bosso in una intervista). De André, Fenoglio e Pazienza sono tre nomi importanti per la nostra crescita umana e culturale, ma nella canzone sono nomi simbolici, tengono per mano centinaia di altri esseri umani straordinari che hanno contribuito a muovere il nostro pensiero e a fare bello il mondo.

D: Parliamo di Fosbury, rimanendo in ambito musicale. Come avete unito la sua figura al vostro linguaggio canzone?

R: Facendo zapping mi sono imbattuto in un documentario che raccontava le gesta di Dick Fosbury, atleta americano di salto in alto che durante le Olimpiadi di Mexico City del 1968 lasciò il mondo a bocca aperta con una tecnica inedita che valse titolo olimpico e record del mondo – nacque così lo stile Fosbury che sostituì il salto ventrale che fino ad allora era l’unico praticato -. Lui, simpaticissimo, durante l’intervista svela che la sua tecnica non era nessuno di alcun studio scientifico, ma che da ragazzino, stanco di perdere le gare e di buttare giù l’asticella, cercava in ogni modo una soluzione per risolvere il problema, l’occasione per svoltare fu magica: un giorno a pesca con il padre vide il pesce allarmato che cercava di liberarsi inarcandosi sulla schiena – l’immagine plastica più spesso riprodotta nel trofei di pesca! – e capì che quello sarebbe stato il “suo” salto. Poi concluse dicendo: “sì, ho fatto un volo eccezionale, solo l’anno dopo, 1969, qualcuno osò saltare più in alto di me, raggiungendo la luna!” Una storia straordinaria, una parabola rivoluzionaria, che andava cantata e narrata. La tromba di Giorgio Li Calzi è il volo di Dick e le cornamuse di Simone Lombardo sono la sua gloria! Noi Yoyo abbiamo fatto il resto!

D: La rivoluzione del battito di ciglia è una rivoluzione veloce o ripetuta costantemente ma in maniera spontanea e incontrollabile?

R: Ci piaceva tanto questa cosa di mettere nella stessa frase due concetti opposti. La parola rivoluzione così piena di forza, di energia, di urgenza di cambiamento declinata insieme al battito di ciglia, atto spontaneo, naturale e delicato. Un incontro tra opposti che, secondo noi, potrebbe generare qualcosa di davvero inedito, quella – tanto – desiderata rivoluzione gentile che potrebbe cambiare il mondo nel segno del rispetto e della tutela dell’ambiente, del pianeta, delle differenti culture e dei diritti delle persone e di tutte le specie viventi. Questo è il fil rouge che unisce tutte le canzoni dell’album de La rivoluzione del battito di ciglia. Questa nostra proposta di rivoluzione gentile, poi, cade in un momento storico assai particolare e assai difficile: cerchiamo risposte che non troviamo, risposte alle nostre domande di felicità e diritto all’esistenza sostenibile che politica, usurpazione di risorse e suolo nel pianeta, emergenza sanitaria e sociale, purtroppo, non ci restituiscono. Un’epoca di odio e di violenza che solo con un risposta tanto determinata, quanto gentile, potrà essere trasformata in futuro.

D: Trentuno anni di carriera artistica e musicale. Quali sfide aspettano gli Yo Yo Mundi nel nuovo anno?

R: Speriamo – lo sogniamo, proprio! – di poter tenere tantissimi concerti e di portare finalmente in giro le canzoni de La rivoluzione del battito di ciglia, speriamo che finisca presto questo lungo e inedito incubo, che le persone smettano di soffrire e che ritornino gli abbracci, le mani che si cercano, la vita sociale che avevamo prima, magari più consapevole, meno distratta. Poi lavoreremo presto a un nuovo disco, forse di canzoni, perché abbiamo tanta voglia di scrivere, creare, suonare e provare ad essere migliori di quello che siamo stati fino ad ora, come artisti e come persone. E poi, l’anno prossimo, sarà anche l’anno di Sciopero – cadono i vent’anni dalla pubblicazione del disco che abbiamo ristampato su vinile! -, terremo senz’altro delle sonorizzazioni live per celebrare questo lavoro che tanta fortuna ci ha portato – in Inghilterra, dopo lo straordinario tour del 2006, al Barbican Centre di Londra, fummo definiti addirittura: maestri di colonne sonore -, ci auguriamo che grazie a queste repliche – ormai abbiamo superato la numero 200! -, si possa realizzare un nostro desiderio antico e cioè scrivere e interpretare la colonna sonora per un film, non muto! Ma poi, Sergio, pensa che bella coincidenza, per gli Yo Yo Mundi il 2021 sarà l’anno della Rivoluzione, ma anche di Sciopero, evviva la meraviglia delle parole quando diventano concetti!

Sergio Cimmino