Mauro Bellugi: “Quello che provi dopo l’amputazione è terribile”

Le dichiarazioni scioccanti di Bellugi a ‘Tiki Taka’: “Il Covid con me è stato esagerato perché si è unito a una malattia del sangue che avevo già”.

Mauro Bellugi, che qualche settimana ha subito l’amputazione delle gambe per complicazioni sorte a causa del Covid, ha parlato a ‘Tiki Taka’ in collegamento dall’Ospedale Niguarda di Milano. Queste le sue prime parole: “Il Covid con me è stato esagerato perché si è unito a una malattia del sangue che avevo già. All’improvviso mi sono ritrovato le gambe nere e l’unica soluzione era amputarle. Anche perché di morire non ci penso nemmeno: ho una moglie, una figlia e un sacco di amici. E ringrazio tutti gli amici che mi hanno chiamato, che mi hanno scritto un messaggio”.

Una battuta sul dottore che l’ha operato: “Mi ha tagliato la gamba del gol al Borussia Mönchengladbach. Lo volevo denunciare. È stato il mio unico gol, anche perché una volta i ruoli erano più fissi, ogni volta che salivo Suarez, Corso e Mazzola mi rimandavano subito indietro. Ai miei tempi dovevi marcare grandissimi attaccanti, non avevi tempo per pensare ad altro”.

Sulla frase relativa a Pistorius: “Era una battuta, ma invidio quelle persone che hanno più carattere di me e non mollano mai. Li ammiro tantissimo, infatti il mio idolo è diventato Zanardi”.

Bellugi: “Se uno scherza sul fatto che il Covid non esiste è proprio un cretino”

Bellugi ha parole anche per i negazionisti del Covid: “Sono in ospedale in camera con un ragazzo che è stato 40 giorni intubato, un altro l’altro giorno salutava la moglie e la mamma perché stava morendo. Mi viene da piangere solo a ripensarci. Ho visto queste cose e c’è ancora chi dice che è uno scherzo. Ma come si fa a pensare a una cosa del genere?”.

Mauro Bellugi ha rilasciato alcune dichiarazioni anche questa mattina in radio, nel corso del programma ‘105 Friends’ su Radio 105. Queste le frasi più significative: “È più difficile di una finale di Coppa dei Campioni, ve lo posso garantire. Ogni tanto anche a me viene lo sconforto, ma cerco di superarlo pensando alla mia famiglia. E’ una cosa che è successa, è successa a me e voglio ritornare non dico come prima – le rovesciate a 70 anni non le faccio più – però voglio andare al ristorante, voglio giocare a carte con gli amici, fare il pensionato. Tu pensa a quando te lo dicono, è micidiale. Il medico mi ha detto ‘decidi tu’. Io non voglio mica morire, allora bisogna tirare fuori le balle e andare avanti. Ti viene da pensare ‘forse è meglio morire’ perché quello che provi dopo l’amputazione è terribile, 20 giorni di dolore da 1 a 10 1000, la morfina che vedevo elefanti, rinoceronti. Avevo già prenotato a San Patrignano… E’ un dramma per chiunque allo stesso livello: io sì ho fatto il calciatore, però ho 70 anni e la mia carriera l’ho fatta; se mi fosse capitato a 30 mentre ero in attività, quello sì sarebbe stato un dramma da suicidio”.

E ancora: “Se uno scherza sul fatto che il Covid non esiste è proprio un cretino, un deficiente vero. Se venisse qua in ospedale e vedesse quello che c’è qua…”.