Muore per Covid Lionello Lupi, minatore che nel 1981 recuperò il corpo senza vita di Alfredino Rampi

Lupi Lionello

Nel giugno del 1981, in Italia molti ricordano la vicenda di Alfredo Rampi, detto Alfredino, il  bambino di soli sei anni, che perse la vita cadendo in un pozzo, nella via del Vermicino, piccola frazione di campagna che collega Roma sud a Frascati nord. Inutili furono i tentativi di salvataggio. Dopo tre estenuanti giorni il corpo del piccolo Afredino venne infatti recuperato l’11 luglio, inerme e senza vita.

All’epoca, la notizia fece molto discutere l’opinione pubblica, tanto che la stessa emittente Rai, decise di documentare la vicenda nelle sue ultime diciotto ore, attraverso una diretta televisiva. Tra coloro che tentarono invano il salvataggio del piccolo Alfredino, anche il minatore Lionello Lupi, che riportò in superficie il corpo del bambino.

In quel periodo non era presente un servizio di protezione civile, motivo per il quale venne chiesto aiuto ai minatori della Solmine di Gavorranno, che erano esperti nel lavoro dei cunicoli sotterranei. Ebbene apprendiamo dal quotidiano il Tirreno, la scomparsa all’età di 94 anni proprio di Lionello Lupi.

Da qualche mese l’uomo viveva a Grosseto, nella struttura residenziale sanitaria assistita, “Costa d’Argento di Orbetello“. La causa della morte si deve probabilmente all’epidemia di Covid 19. All’interno della struttura nel quale Lupi era ospite, si è infatti sviluppato un focolaio di Coronavirus, che ha causato la perdita anche di altre persone presenti nella Rsa.

A nulla è servito il ricovero presso il reparto Covid per le malattie infettive di Grosseto, dell’ ospedale “Misericordia“. Lupi era stato portato lì a dicembre, quando le sue condizioni erano peggiorate e nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, purtroppo è deceduto.

Il ricordo della figlia Cinzia

In merito alla vicenda avvenuta 40 anni fa, Lupi raccontava spesso: “Sono io che sono andato a prendere quel bimbo“. Nonostante l’esito tragico della morte del piccolo Alfredino, Lupi infatti si sentì molto orgoglioso di essere riuscito quantomeno a restituire alla famiglia il corpo. La stessa figlia Cinzia, in merito a quella vicenda ha ribadito:”era orgoglioso di essere stato tra quei minatori“.

 

Alfredino Rampi

Una morte della quale ancora non ci si riesce a capacitare, poiché eccetto i malesseri legati all’età, l’uomo sembrava star bene. Queste le parole espresse dalla figlia:”Stava bene. Aveva i suoi acciacchetti dell’età, per carità. Ma stava bene. Poi è arrivato questo male maledetto. Un focolaio di questo virus nella Rsa. Si accetta male, anche se non si può dare la colpa a nessuno. Poteva succedere lo stesso qui a casa o ovunque