Orco abusa ripetutamente della figliastra per oltre 20 anni: ne passerà 9 in prigione

i dettagli sono raccapricciantiUn uomo dovrà passare buona parte della sua vita in carcere per gli abusi sessuali nei confronti della figliatra: ha iniziato quando aveva solo 7 anni

Quando ha abusato di lei la prima volta la bambina aveva solo 7 anni e da quel giorno ha avuto inizio un incubo durato oltre due decenni. L’orco è un autista di autobus, che ha molestato la figliastra fino all’età di 29 anni prima che la vicenda venisse alla luce. Un pubblico ministero è arrivato a definirlo uno dei peggiori casi di abusi sessuali della città sia per il periodo nel corso del quale è stato perpetrato, sia per la natura degli atti: solo quando è diventata adulta la ragazza ha trovato la forza di respingerlo, iniziando a chiudere a chiave la porta della sua camera da letto per non farlo entrare. Quando le è stato chiesto di descrivere l’impatto dell’abuso, ha rivelato: “Questi incidenti saranno dentro di me per sempre. Mi sento sporca e disgustata di me stessa. Sto solo aspettando che muoia in modo da poter scappare dal passato e ricominciare la mia vita dimenticando tutti quei ricordi sporchi.” L’uomo, di Singapore, oggi ha 66 anni, e al termine del processo è stato condannato a otto anni, nove mesi e otto settimane di carcere.

Il giudice: “L’hai sfregiata emotivamente”

Ciò include due settimane di prigione al posto della fustigazione, poiché secondo la legge i trasgressori di età pari o superiore a 50 anni non possono essere puniti in questo modo. Nel condannarlo, il giudice distrettuale Jasvender Kaur ha osservato che i suoi atti sono stati “altamente invadenti” e fortemente traumatizzanti. “Ti sei approfittato di lei ogni volta che lo desideravi. Tutto questo è successo a casa tua quando avrebbe dovuto essere al sicuro. Hai abusato della fiducia in modo estremo e l’hai lasciata emotivamente sfregiata “, gli ha detto. L’unica attenuante concessa riguarda il fatto che l’orco si sia dichiarato colpevole il primo giorno del processo, evitando alla vittima di dover rivivere l’orrore degli abusi.

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Il racconto degli abusi

Il patrigno ha iniziato ad affittare una stanza con la vittima e la sua famiglia nel 1990, un anno dopo la morte del padre biologico. Ben presto divenne l’unica figura paterna della sua vita. All’epoca aveva tre anni e lo chiamava “papà”. Gli abusi sono iniziati nel 1994 e si sono protratti fino al 2017. Durante le indagini l’uomo ha ammesso che a quel tempo non aveva rapporti con la moglie e di essere stressato per le poche finanze: da quel momento gli abusi sono andati aumentando diventando sempre più osceni; lei aveva paura di essere violentata e per questo non ha mai rivelato nulla a nessuno, rassegnandosi alla situazione pensando che si sarebbe uccisa o che dopo aver compiuto 35 anni si sarebbe potuta trasferire altrove. Solo nel 2013 si è confidata con il fratello minore il quale le ha suggerito di iniziare a chiudere a chiave la porta della camera da letto ma l’uomo ha utilizzato una chiave di riserva: lei ha telefonato ad un’amica la quale, ad alta voce, ha spinto il patrigno ad andarsene. Due giorni dopo ha deciso di confessare tutto e denunciarlo: nel corso delle indagini il Dna dell’uomo è stato trovato su alcuni dei suoi indumenti.