Morte Roberta Siragusa, insulti e minacce del popolo dei social per Pietro Morreale

Pietro Morreale

Il popolo dei social si scaglia contro Pietro Morreale, il ragazzo accusato dell’omicidio della 17 enne, Roberta Siragusa. Come già appreso, il corpo della ragazza è stato ritrovato privo di vita, all’interno di un burrone, nel piccolo comune di Caccamo, nel palermitano.

Nonostante ancora non sia stata emessa una sentenza ufficiale nei confronti del ragazzo, il quale è stato sottoposto e si trova ancora sotto interrogatorio, il mondo dei social non sembra averlo risparmiato anzi, sembra già aver espresso la propria opinione al riguardo. Quella che si è abbattuta su Pietro Morreale, si può considerare una vera e propria cascata di minacce e insulti.

Sarebbero stati infatti migliaia, i commenti nei suoi confronti: “Datelo a me che ci penso io“, “Spero che soffrirai a vita“, “La pena di morte ci vorrebbe“, “Suicidati“, “Mi auguro che in carcere ti facciano la festa“, “Che Dio ti perdoni, non augurerei mai l’inferno a qualcuno, ma prenditi le tue belle conseguenze qui“, “Sto indegno deve ringraziare il signore che è Italiano, in America sarebbe già sulla sedia elettrica“.

No alla violenza. Le arti marziali insegnano il “rispetto”

Anche la pagina social della squadra di arti marziali, Kilroy, team del quale faceva parte Pietro Morreale, appassionato di kick boking, avrebbe pubblicato un post al riguardo:  ” Apprendiamo la notizia di una grave tragedia che vedrebbe coinvolta una persona che, in passato (8 anni fa) e per un breve periodo, ha fatto parte della nostra squadra sportiva. Questa “persona”, che si è macchiata (per sua stessa ammissione) di un orrendo crimine, riporterebbe, sul proprio profilo Facebook, di “lavorare” per noi“.

Il team e la squadra, sono rimasti alquanto sconvolti dall’accaduto e proprio a tal proposito, hanno voluto precisare di non aver nessun rapporto con il ragazzo, ribadendo il concetto secondo la quale, le arti marziali hanno lo scopo di infondere nei giovani il “rispetto” verso gli altri, condannando quindi qualsiasi tipo di “violenza“.