Perché il cinema è chiamato settima arte?

Il cinema è forse oggi la forma narrativa più diffusa e seguita al mondo: perché viene chiamata la “settima arte”?

Quando sul finire dell’800 i fratelli Lumiere hanno cominciato a mostrare in sale private la potenza espressiva del cinematografo, nessuno si sarebbe aspettato che il cinema sarebbe diventato una vera e propria forma d’arte. Per il duo di cineasti francesi, infatti, le proiezioni erano solo un modo per mostrare al mondo le potenzialità di uno strumento del tutto nuovo, tuttavia ritenevano che questo non potesse avere un futuro, tanto che dopo averne venduti esemplari in tutto il mondo, decisero di dedicarsi a quella che per loro era una innovazione dal maggior potenziale: la fotografia a colori.

Sebbene, dunque, i fratelli Lumiere possono essere considerati a tutti gli effetti i padri di questa nobile arte, poiché i primi a organizzare delle visioni collettive, il merito di aver tramutato quella esposizione in una forma d’arte è da attribuire ad altri. Tra questi sicuramente Georges Melies, padre della fantascienza, e Sergei Ejsestein, il padre del montaggio (per citarne due).

Cinema, perché è considerato la settima arte

Spiegare in breve la storia della nascita del cinema è un’impresa ardua, dunque lasciamo ad altri questo compito e torniamo alla domanda iniziale: perché il cinema è chiamato la settima arte? Il perché gli venne dato questo nome è abbastanza immediato: il cinema venne considerato ad un certo punto una vera e propria forma d’arte. Dagli esperimenti dei Lumier, infatti, in soli 20 anni si erano formate delle scuole di cinema in tutto il mondo, con varie teorie su quale fosse il modo migliore di girare un film e su quale dovesse essere il suo scopo.

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Intorno al 1920 il cinema era diffuso in tutto il mondo occidentale e riempiva le sale di appassionati desiderosi di vedere cos’altro si potesse fare con una cinepresa. Già all’epoca era stata inserita la narrativa per immagini (intervallata dai cartoncini con storia e dialoghi) e la recitazione gestuale. Nei film c’era recitazione, fotografia in movimento e danza. A quel punto era chiaro che non si trattava di una moda passeggera, ma di un qualcosa che sarebbe durato e si sarebbe sviluppato nel tempo e nello spazio.

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Forte di questa convinzione, il critico Ricciotto Canudo la definì “Settima Arte”, in un manifesto intitolato “La nascita della settima arte”. Da quel momento in poi la definizione prese piede, fino a diventarne l’etichetta. La numerazione è legata al fatto che prima della nascita del cinema erano sei le discipline considerate arte: pittura, scultura, poesia architettura, musica e danza.