“Il sacrifico di Enzo Tortora non è servito”: la vedova sulla situazione della giustizia italiana

Francesca Scopelliti

Ancora oggi dopo anni, sembra che la giustizia italiana non sia in grado di fornire sicurezze, garanzie e certezze. Questo il pensiero espresso da Francesca Scopelliti, moglie del celebre conduttore televisivo e giornalista Enzo Tortora, accusato ingiustamente nel 1983.

In un’intervista ad “Affari Italiani“, la donna, ha così commentato la situazione della giustizia italiana:”Il sacrifico di Enzo Tortora non è servito. Anzi oggi viviamo un momento in cui le garanzie, le certezze giuridiche, il principio costituzionale sulla presunzione di non colpevolezza, sono quotidianamente calpestati. Complici, una classe politica che non vuole contrastare la magistratura e una stampa che ha in Marco Travaglio il suo indiscusso leader”.

Parole forti, che fanno emergere, come a quanto pare, il passato non sembri aver insegnato nulla.

Enzo Tortora e Francesca Scopelliti

Il caso Enzo Tortora

La vicenda del caso Tortora, è stata sicuramente tra i casi di malagiustizia più famosi e celebri della storia italiana. Ricordiamo che Enzo Tortora, venne arrestato nel giugno del 1983, con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.

Ad accusare Tortora, inizialmente: Pasquale Barra, killer della NCO (Nuova Camorra Organizzata), condannato per 67 omicidi,  Giovanni Melluso, affiliato alla mala siciliana, nonché importante informatore della NCO e Giovanni Pandico, criminale condannato per omicidio e tentato omicidio.

Alla base del caso Tortora, emerse un presunto errore di “lettura“, il quale permise di verificare, come il nome e il numero di telefono, ritrovato all’interno dell’agendina di Giuseppe Puca, killer della camorra, non fosse riconducibile al conduttore, visto che apparteneva ad una sartoria, il quale nome era “Tortona” e non “Tortora“.

Nonostante ciò, dopo varie vicissitudini, fraintendimenti e sette mesi di reclusione, Tortora venne condannato dai procuratori Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, a dieci anni di carcere. La sua innocenza fu dimostrata solo nel 1986, quando la Corte d’Appello di Napoli emise sentenza di assoluzione con formula piena e nel 1987, fu assolto definitivamente.

Tortora, oltre ad essere stato uno dei volti più famosi della televisione italiana, è stato anche parlamentare europeo del Partito Radicale, nel 1984, eletto con un numero molto alto di preferenze. E’ morto nel 1988, a seguito di un tumore ai polmoni. Le sue ceneri sono conservate al cimitero monumentale di Milano, insieme ad una copia del capolavoro letterario di Alessandro Manzoni, “Storia della colonna infame“.