Uccide l’ex moglie con un accetta e poi tenta il suicidio: un nuovo tremendo femminicidio

Ha ucciso l’ex moglie colpendola alla gola con un’accetta e poi ha tentato il suicidio rivolgendo la lama contro se stesso. La tragedia è avvenuta a Cortesano, in zona Maso Saracini, un piccolo centro a pochi chilometri da Trento. La 42enne Deborah Saltori è morta a causa della profonda ferita alla carotide inferta dall’ex marito Lorenzo Cattoni, 39enne imprenditore agricolo.

Il femminicidio è avvenuto nella campagna in cui l’uomo stava lavorando. A dare l’allarme è stato un passante che ha notato il corpo dell’uomo agonizzante a terra. Cattoni è ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Santa Chiara di Trento. Il 39enne era agli arresti domiciliari a Nave San Rocco, presso la casa dei genitori, ma poteva assentarsi per lavorare. Cattoni infatti era già stato ammonito due volte dal Questore di Trento per violenza domestica nei confronti di una precedente compagna.

Negli ultimi quattro anni aveva più volte malmenato e vessato, fisicamente e psicologicamente Deborah Saltori. Lo scorso novembre, la donna si era presentata al Pronto Soccorso con una frattura composta dell’orbita sinistra, ma non aveva voluto dire ai medici come se la fosse procurata. I sanitari insospettiti, avevano contattato la polizia e alla fine la Sartori aveva raccontato le brutalità subite.

Gli episodi violenti erano iniziati nel 2016, durante la gravidanza e raggiunto il culmine l’anno successivo, quando la donna era stata colpita ripetutamente al naso con calci e pugni. Deborah Saltori lascia quattro figli, tre dei quali avuti da una precedente relazione. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli si è unito al cordoglio con un messaggio, in cui ha voluto ricordare anche Agitu Ideo Gudeta.

“Rischiamo di non trovare più parole adatte, non scontate, di fronte alle uccisioni di donne. Eppure io credo che dobbiamo fermarci e trovarle. Dobbiamo interrogarci come maschi, come cittadini, come istituzioni. Due donne uccise in meno di due mesi in Trentino. A dicembre Agitu, oggi Deborah. Oggi è successo in un sobborgo di Trento, dentro la nostra comunità, in un luogo che può sembrare più sicuro di altri. E invece no. La strage non si ferma, ogni giorno. Rischiamo di viverla come lontana da noi ma non è così. Dobbiamo fermarci e capire come possiamo curare una società malata di violenza che produce maschi violenti che ammazzano mogli, compagne, fidanzate. Lo dobbiamo ad Agitu, a Deborah e alle loro famiglie.”