“Armati, violenti, disorganizzati”: così descrive il commando Rocco Leone, sopravvissuto all’agguato in Congo

Rocco Leone racconta agguato in Congo

Sono trascorsi solo 3 giorni, dall’attacco in Congo in cui hanno perso la vita, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il giovane dell’arma dei carabinieri, Vittorio Iacovacci. Le salme sono già rientrate in Italia. Ad attenderli all’aeroporto di Ciampino a Roma, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi di Maio e il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Stamattina l’ultimo saluto ai due connazionali.

Tra i racconti che testimoniano alcuni di quei tragici momenti, anche le parole di Rocco Leone, direttore del programma Onu del World Food Programme, che si trovava in uno dei convogli assaltati e che è sopravvissuto all’attentato, poiché rimasto indietro. Un vantaggio che ha permesso al  56enne, ora ricoverato in ospedale in stato di shock, di scappare prima che scoppiasse il disastro.

Di Leone, ci parla il missionario saveriano, nonché amico fraterno dell’ambasciatore Attanasio, Franco Bordignon. Proprio il giorno prima del tragico accaduto, Attanasio, insieme a Leone e ai due uomini della scorta, Iacovacci e Mansour, erano andati a trovarlo. Bordignon racconta come il volere dell’ambasciatore italiano, fosse quello dia aprire un consolato a Goma.

Stando a quanto riportato da Leone, Bordignon avrebbe raccontato come nella giornata di domenica, intorno alle 10, un comando di sei persone armate, avrebbe assaltato i loro convogli, obbligandoli a scendere e a seguirli nella boscaglia. A differenza di Attanasio e Iacovacci, Leone sarebbe rimasto indietro. Questo gli avrebbe consentito di fuggire e correre in strada per cercare di chiamare i soccorsi.

“Sarà impossibile determinare chi li ha uccisi”: queste le parole del missionario saveriano

Nel frattempo sarebbe avvenuto lo scontro a fuoco che avrebbe coinvolto oltre le sei persone armate anche i ranger del parco Viruga e le forze armate congolesi. Attanasio e Iacovacci si sarebbero trovati in mezzo. L’ambasciatore sarebbe stato colpito da tre proiettili, mentre Iacovacci sarebbe stato ucciso da uno-due colpi mortali. Vani sono stati i tentativi di salvare l’ambasciatore italiano, trasportato all’ospedale di Goma.

Una vicenda sulla quale difficilmente si riuscirà a venirne a capo. Secondo Bordignon infatti, bisogna ancora sentire, uno dei testimoni chiavi. Si tratta di Mansour Rwagaza, guardia di sicurezza del Wfp, scampato al peggio solo perché si è finto morto. Adesso anche lui, proprio come Rocco Leone, si trova all’ospedale di Goma sotto shock.

Tanta commozione e belle parole, quelle usate dal missionario Bordignon, che ha voluto così ricordare l’ambasciatore, deceduto nell’agguato in Congo: “Era un bellissimo amico. Insieme abbiamo fatto tante cose. Aveva tanti progetti. Semplice, squisito. Parlava sempre con tutti. Aveva una missione umana e cristiana, perché era un forte credente“. Di seguito ecco un video riportato della sparatoria con i ranger.